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Fattorini precari e senza mancia: pubblicata la lista dei Vip che li hanno trattati male

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Il 25 aprile ha portato un’ondata di reazioni specie nei lavoratori, che si sentono forse forti della “loro giornata” per rivendicare le proprie esigenza. Sarebbe un diritto avere una mancia? O forse c’è l’idea che chi ha di più debba dare necessariamente di più? Risponderebbero di si i fattorini del collettivo “Deliverance”, che in un post hanno lamentato le condizioni del loro lavoro.

vip non pagano mance fattorini - Leggilo

DJ Albertino, Teo Mammucari, Fedez, Chiara Ferragni, Andrea Musacco, Cristian Abbiati, Paolo Cannavaro, David Moss, Danilo D’Ambrosio, Noyz Narcos, Marracash, Salvatore Aranzulla, Alessandro Gentile, Leonardo Bonucci, Fabio Rovazzi, Mauro Icardi, Wanda Nara, Matteo Sarzana, Gianluca Cocco, Matteo Pichi, Gonzalo Higuain, Philippe Mexes, Clementino, Rocco Hunt, Platinette. Un lungo elenco di nomi, alcuni molto noti – spiccano i Ferragnez – finiti nel mirino di “Deliverance Milano“, un collettivo di rider, ossia i fattorini che si occupano della consegna di cibo ai clienti che ordinano attraverso le app. Il gruppo ha pubblicato sul profilo Facebook l’elenco di tutti quei personaggi – cantanti, star di Instagram, calciatori, attori, personaggi del mondo dello spettacolo, musicisti, dj, influencer – che sarebbero più tirati nel lasciare le mance.

BUON 25 APRILE E BUONA FESTA DELLA LIBERAZIONE A TUTT*!SE L'INFORMAZIONE È POTERE NOI RIDER LIBERIAMO I DATI!Questa…

Pubblicato da Deliverance Milano su Giovedì 25 aprile 2019

Questa è la nostra blacklist, un elenco di tutte le star e i vip che regolarmente ordinano con le app e non lasciano la mancia a nessun fattorino, nemmeno in caso di pioggia! Ricordatevi sempre una cosa clienti, entriamo nelle vostre case, vi portiamo il cibo e qualsiasi altra cosa vogliate, praticamente a tutte le ore del giorno”, si legge nel post. In realtà, la lista suona più come una denuncia delle condizioni lavorative a cui i fattorini del collettivo sono sottoposti: “Siamo in strada sotto la pioggia battente o sotto il sole cocente, senza assicurazione. Sappiamo tutto di voi. Sappiamo cosa mangiate, dove abitate che abitudini avete. E come lo sappiamo noi, lo sanno anche le aziende del delivery. Queste piattaforme come sfruttano noi lavoratori senza farsi alcuno scrupolo, sfruttano anche voi, speculando e vendendo i vostri dati”.

La richiesta – che ha poco a che fare con le mance – fa appello ai diritti sindacali, che richiederebbero un salario minimo, una previdenza sociale adeguata e l’assenza di tassazione sulle mance, quando ci sono, lasciate tramite carta. Il post, che sembra a primo impatto scherzoso e volto a denunciare il braccino corto dei vip, in realtà prende dopo poco la piega di una vera e propria minaccia: “Attente quindi piattaforme digitali del delivery food, perché se non volete parlare con noi, confrontarvi con le nostre rappresentanze autonome e i gruppi organizzati che sono in stato di agitazione sindacale permanente, questo è il futuro che vi aspetta: noi produciamo i dati, noi conosciamo i vostri punti deboli e non esiteremo ad usarli contro di voi”.

Fanno notare sui social, però, che “la mancia è una cortesia, non un obbligo”. E inoltre il fatto che una persona abbia più o meno soldi non dovrebbe significare nulla. Dal momento infatti che, senza mancia, chi richiede un servizio lo paga comunque, la responsabilità dell’essere sottopagati o in condizioni di sfruttamento sarebbe da attribuire alle aziende, non ai clienti. Ma il 25 aprile i lavoratori si svegliano e cominciano a lamentarsi, portando avanti battaglie accusatorie e prive, talvolta, di fondamento.

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