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Armando Siri, consigliere economico di Matteo Salvini, accusato di corruzione

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Armando Siri, sottosegretario leghista per le infrastrutture, è indagato per corruzione per aver indotto ad applicare una norma nel Def che avrebbe favorito alcuni imprenditori legati al mafioso Vito Nicastri.

Armando Siri indagato per corruzione - Leggilo

Bisogna cercare, cercare e cercare, nei partiti, per trovare qualcuno che non abbia indagini aperte a suo carico e accuse infanganti che, se confermate, metterebbero in discussione, in un attimo, il loro ruolo. Indagato il governatore dell’Umbria Catiuscia Marini, del PD, per concorsi truccati nella sanità; accuse, nel M5S, al Primo Cittadino di Roma Virginia Raggi per aver fatto pressioni su Bagnacani, ex Ad di Ama, al fine di truccare il bilancio; e, sempre nel PD, il neo segretario Nicola Zingaretti accusato di finanziamento illecito. Ma, chi più ne ha più ne metta, escono fuori anche accuse al sottosegretario legista per le Infrastrutture Armando Siri, per una presunta tangente di 30mila euro.

Siri, consigliere economico del ministro dell’Interno Matteo Salvini e l’ideologo della Flat Tax, candidato alle ultime elezioni al Senato con la Lega, aveva già patteggiato, quattro anni fa, una condanna per bancarotta. Ma, stavolta, è accusato di aver scambiato favori e denaro con Vito Nicastri, imprenditore condannato per mafia a Trapani, in affari con il superlatitante Matteo Messina Denaro. L’indagine è portata avanti dalla Procura di Roma nell’ambito di un’inchiesta nata a Palermo.

Secondo l’accusa, Siri – ora indagato per corruzione – avrebbe ricevuto denaro per modificare un norma da inserire nel Def 2018 che avrebbe favorito l’erogazione di contributi per le imprese che operano nelle energie rinnovabili.

Per farlo, si sarebbe avvalso dell’aiuto dell’ex deputato di Forza Italia Paolo Arata, responsabile del programma della Lega sull’Ambiente – indagato anche lui per concorso in corruzione – e avrebbe ricevuto in cambio circa 30mila euro. In questo modo avrebbe potuto agevolare aziende considerate vicine a Vito Nicastri, attualmente ai domiciliari.

Semplificando, Siri avrebbe messo in tasca 30mila euro per introdurre la norma nel Def per favorire alcuni imprenditori nel campo delle energie rinnovabili. Il denaro gli sarebbe stato consegnato da Arata, professore universitario in affari con Nicastri, a casa sua. I pm hanno in questo modo ricostruito un giro di tangenti alla Regione Sicilia, per favorire l’imprenditore nell’ottenimento di alcune concessioni.

“Non ne so nulla, non c’entro”

Armando Siri, si legge nelle carte, è accusato per avere nella sua “duplice veste di senatore della Repubblica e sottosegretario alle Infrastrutture nella qualità di pubblico ufficiale asservito le sue funzioni e i suoi poteri ad interessi privati”. Ma Siri dice di non saperne nulla: “Non ne sono niente, non so se ridere o piangere. Io non mi sono mai occupato di eolico in tutta la mia vita. Sono senza parole”, ha detto il sottosegretario. “Non so assolutamente chi sia questo imprenditore coinvolto,  non mi sono mai occupato di energia e non so davvero chi sia questa persona, credo che si tratti di un errore di persona. Sono allibito“. Il leghista ha respinto categoricamente le accuse che gli sono state rivolte. “Non ho mai piegato il mio ruolo istituzionale a richieste non corrette. Chiederò di essere ascoltato immediatamente dai magistrati e se qualcuno mi ha accusato di queste condotte ignobili non esiterò a denunziarlo”.

Il Ministro Toninelli ritira le deleghe

“Alla luce delle indagini delle procure di Roma e Palermo, con il coinvolgimento della Direzione investigativa antimafia di Trapani, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli, ha disposto il ritiro delle deleghe al sottosegretario Armando Siri, in attesa che la vicenda giudiziaria assuma contorni di maggiore chiarezza. Secondo il Ministro, una inchiesta per corruzione impone infatti in queste ore massima attenzione e cautela”. Così una nota del Ministero spiega la reazione del Dicastero dinanzi alle notizie concernenti l’indagine su Siri.

Il Ministro Salvini ha difeso Siri, uno dei suoi uomnini di fiducia: “Il sottosegretario della Lega che ha scoperto di essere indagato stamattina leggendo i giornali lo conosco come persona pulita, specchiata, integra e onesta. Quindi mi auguro che le indagini siano veloci veloci, rapide rapide, per accertare se altri abbiano sbagliato. Per quanto mi riguarda, lui può tranquillamente rimanere lì a fare il suo lavoro“. Luigi Di Maio ha invece chiesto le dimissioni di Siri,per una questione “morale e politica”.

La reazione di Salvini alle iniziative dei 5 Stelle è stata netta: “Dico agli amici dei 5 Stelle – ha detto il Ministro dell’Interno – che non si è dimessa la Raggi, che è stata indagata per uno, anzi due anni, e in Italia si è colpevoli se si viene condannati. Per questo dico agli amici dei 5 Stelle: avete difeso la Raggi per due anni sotto inchieste. Vedo due pesi e due misure e quando c’è di mezzo la vita delle persone non mi piace“.

Le inchieste ed i sondaggi in vista delle europee

Il fronte giudiziario potrebe avere un ruolo non secondario in vista delle elezioni europee del 26 maggio. Il sondaggio di Index Research per la trasmissione di La7 PiazzaPulita ha fotografato una leggera risalita per il Movimento 5 stelle; i pentastellati salgono dello 0,5 per cento al 21,7 per cento, mentre la Lega perde lo 0,6, restando comunque primo partito per distacco, con il 32,9 per cento dei consensi. Non sembra impossibile, almomento che la Lega raddoppi il 17 per cento conseguito alle elezioni politiche dello scorso 4 marzo.

Cattive notizie per il PD di neo segretaio Nicola Zingaretti, che dimentica l’effetto-primarie e scende sotto a quel 20 per cento che sarebbe considerato un risultato “minimo” alle europee: i dem in sette giorni perdono lo 0,8% e scendono fino al 19,8%.

 

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