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23 anni, pochi soldi e tanta onestà: “Se trovi qualcosa, devi trovare a chi appartiene”

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L’onestà è un dono di pochi. Ma Idrissa Diakité può dirsi sicuro di averla. Il ragazzo, del Mali, ha ritrovato un oggetto di valore e non ci ha pensato due volte a restituirlo al legittimo proprietario. 

Richiedente asilo restituisce portafoglio - Leggilo

 

Idrissa Diakité è un giovane ragazzo di 23 anni, residente a Cesate, in provincia di Milano. E’ arrivato dal Mali dopo un viaggio tumultuoso passando per la Libia, dove è stato incarcerato, massacrato e messo di forza su un gommone per arrivare in Italia. Idrissa ha ritrovato un portafoglio e l’ha restituito al proprietario, dando prova di umanità e altruismo. “Da noi in Mali, funziona così. Se trovi qualcosa devi trovare a chi appartiene”, dice il ragazzo, che ancora non parla bene l’italiano. Poi spiega: “Sono entrato in un negozio e ho trovato un portafoglio. Ho preso l’oggetto e l’ho portato dai Carabinieri, lì ho incontrato un uomo anziano che stava per denunciare la perdita del portafoglio. Gliel’ho restituito subito”.

“Se trovi qualcosa che non ti appartiene, la prima cosa che devi fare è riportarla al proprietario. E’ questo quello a cui ho pensato. Il signore che aveva perso i soldi mi ha ringraziato molto”, spiega ancora il ragazzo. All’interno c’erano 1300 euro. Non una somma da niente, soldi che, in questo periodo di profonda crisi, gli avrebbero fatto comodo. Ma Idrissa non ha minimamente pensato di impossessarsene, proprio come Anthony Akpoyibo, un ragazzo di 29 anni che vive di elemosina e che ha trovato giorni fa un portafoglio con 150 euro. Anche lui si è precipitato dai Carabinieri e lo ha restituito. Entrambi, anche se in condizioni economiche sfavorevoli, hanno dimostrato di avere un grande dono: l’onestà.

Idrissa ha raccontato il suo viaggio impetuoso dal Mali e la sua permanenza involontaria in Libia: “Lì, in Libia, sono stato in prigione, ho lavorato per mesi e mesi. Mi hanno detto che se volevo andarmene, dovevo pagare. Poi ho trovato un passaggio per l’Italia, ma ho visto che era un barcone e mi sono rifiutato di salire. I libici mi hanno messo in ginocchio, massacrato di botte e mi hanno gettato a bordo. Così sono arrivato in Italia.”

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