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Giulia Bongiorno: “Test psicologici ai Giudici, serve la pratica, non la teoria”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:24
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Il Ministro Giulia Bongiorno propone accurati test psicologici volti a stabilire se l’aspirante Giudice possiede o meno l’empatia, la responsabilità e la stabilità mentale per coprire il ruolo.

Ministro Bongiorno propone test psicologici ai Giudici

Non c’è stupro, sembra un uomo”, con questa sentenza si arrivava, pochi giorni fa, all’epilogo della storia di una ragazza di origini peruviane, ventiduenne, che aveva denunciato di aver subito violenza sessuale alcuni giorni prima da parte di un coetaneo. I medici hanno riscontrato lesioni compatibili con una violenza sessuale e tracce di psicofarmaci nel sangue che la vittima non ricorda di aver mai assunto. Il processo, apertosi nel 2016, si è chiuso con un nulla di fatto: ad Ancona, in Appello, tre giudici donne hanno ribaltato la sentenza. Le motivazioni hanno fatto scalpore. “Non è possibile escludere che sia stata proprio la ragazza a organizzare la nottata “goliardica”, trovando una scusa con la madre, bevendo al pari degli altri per poi iniziare a provocare uno dei ragazzi”, si legge. Ma c’è di più. La ragazza è stata accusata di avere una personalità tutt’altro che femminile, come riportato da Rai News, “piuttosto mascolina, che la fotografia presente nel fascicolo processuale appare confermare”.

In sostanza, nessuno ha potuto violentarla perché poco donna, poco femminile. La sentenza è stata rinviata, ma il polverone di critiche si è innalzato e si è messo in discussione soprattutto il ruolo dei Giudici.

Forse è per questo che Giulia Bongiorno, Ministro della Pubblica Amministrazione, ha dichiarato la volontà di voler sottoporre a test psicologici gli aspiranti Magistrati, stravolgendo il tradizionale metodo di selezione. “I magistrati sono troppo legati ad un sapere nozionistico, spesso lontano dalle concrete complessità della carriera in magistratura”, dice la Bongiorno. Al contrario, i test psicologici potrebbero essere funzionali a verificare la stabilità emotiva, l’empatia ed il senso di responsabilità, caratteristiche imprescindibili della professione. La decisione è arrivata durante il suo intervento presso la Scuola di formazione politica della Lega, a Milano, e ha provocato indignazione da una parte e consensi dalla parte minoritaria.

Anche il Procuratore generale della Cassazione Riccardo Fuzio si è espresso sulla questione, come riportato da TgCom24: “Nelle sentenze bisogna occuparsi di fatti e non dare giudizi morali o estetici, e fare questo potrebbe costituire illecito disciplinare”, ha detto. “Le sentenze devono essere risolte ed espresse in termini tecnici e deve essere rispettata la dignità delle persone e la correttezza verso le parti del processo”.

Fonti: TgCom24, RaiNews

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