Home Politica Estera “Niente tasse dopo il quarto figlio”. Viktor Orbán vuole vincere le Europee così

“Niente tasse dopo il quarto figlio”. Viktor Orbán vuole vincere le Europee così

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Il Primo Ministro ungherese, Viktor Orbán, ha annunciato una serie di misure legate al rilancio della natalità. Il suo progetto: stravincere le Europee

Orban, programma per la natalità - Leggilo

E’ detestato dal parlamentare belga Guy Maurice Marie Louise Verhofstadt, quello che ha maltrattato il premier italiano Giuseppe Conte pochi giorni fa nel Parlamento di Strasburgo. E’ detestato dal fondatore  Eugenio Scalfari e da Laura Boldrini, la pasionaria dei migranti. Per loro è solo un fascista e un dittatore. Eletto regolarmente? Si, ma per loro poco importa. Lui è il leader del partito Fidesz e Primo Ministro ungherese, Viktor Orbán, sta cercando consensi in vista delle prossime Europee e si prepara alle nuove elezioni con una campagna elettorale tutt’altro che nuova. Orbán sembra restare sui suoi passi, tanto che i temi forti per la sua campagna elettorale sono gli stessi di sempre, solo rafforzati. Obiettivi? Crescita della natalità e blocco dellimmigrazione.

Niente più tasse dopo il quarto figlio; possibilità, per le donne sposate sotto i quarant’anni, di fare richiesta di un prestito a tasso ridotto della somma di dieci milioni di fiorini – circa 32mila euro – che non dovranno rimborsare nel caso in cui si trattasse di un terzo figlio; incentivi per l’acquisto di una vettura a sette posti; congedo parentale anche per i nonni fino al terzo anno di età dei nipoti. Ma anche sussidi per famiglie numerose e aumento degli asili. Queste le misure di Governo. Il tutto, per aumentare il tasso di natalità della Nazione.

Se fino ad oggi Orbán aveva puntato solo sull’immigrazione per ottenere consensi, nella sua ultima uscita pubblica ha posto l’accento sul calo demografico che negli ultimi anni ha interessato la popolazione ungherese. “Non abbiamo bisogno di migranti, ma di bambini ungheresi”, ha detto durante il discorso. Nel mentre, l’opposizione era in piazza per protestare conto la “legge degli schiavi”, come è stata definita dai cittadini e avversari politici.

Ha scatenato non poche polemiche il decreto varato sul tema del lavoro che autorizza i datori di lavoro a poter richiedere fino a 200 ore di straordinario ai propri dipendenti. Zsolt Gréczy, portavoce del partito di opposizione DK si è espresso in termini non proprio pacati: “Orbán è un dittatore. Ignora i pensionati che non ricevono la pensione da tempo e i giovani che non possono andare all’università. Ha annunciato le sue misure di politica familiare perché si è reso conto che non poteva vincere le elezioni parlando costantemente di migranti”.

In effetti, Orbán, al potere da più di 12 anni, ha sempre attuato una politica restrittiva nei confronti dell’immigrazione. L’ultimo intervento al riguardo risale al 2017 con l’approvazione di una legge che prevedeva di raccogliere tutti i richiedenti asilo politico in campi profughi gestiti dal governo, per il tempo necessario per valutare le loro richieste. Ora, dopo il rafforzamento del primo punto della sua campagna, potrebbe riprendere consensi: toccherà comunque agli ungheresi scegliere il loro rappresentante per Bruxelles, non a Verhofstadt.

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