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Serena Dandini, Giuria d’Onore a Sanremo: “Preoccupata dell’ascesa di Salvini”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 22:43
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Come normale cittadina preoccupata del consenso suscitato da Matteo Salvini, come autrice di satira entusiasta” ebbe a dire Serena Dandini, mesi addietro, commentando l’ascesa del vicepremier.

Giuria d'Onore a Sanremo, tutti contro Salvini - Leggilo

Suor Angela sarebbe all’opposizione, è progressista, e certo sarebbe a favore dell’accoglienza dei migranti“. A promunciare queste parole è stata Maria Elena Ricci, parlando di ‘Che Dio ci aiuti’ 5,  fiction di Rai1 dove lei interpreta Suor Angela. una relgiosa che certo non amerebbe Salvini. Come non lo ama lei, del resto. “La mia Italia non è quella di Salvini e dei suoi sottoposti Di Maio e Conte” ebbe a twittare il regista turco Ferzan Ozpetek mesi fa. Toni mai usati contro il “re” della Turchia, Recep Tayyip Erdoğan. Meglio fingeri eroi altrove che fare davvero opposizione in un Paese abituato a sbattere dentro e buttare la chiave. “Salvini, ovvero l’incoscienza delle parole” ebba a twittare il giornalista Beppe Severgnini un anno fa. Uno delle tante frecciatine conto il leader della Lega. Polemiche scialbe come la sua scrittura, in difesa dell’indifendibile vittimismo di Kashetu Kyenge, detta Cécile – e altre amenità.

“Silvio Berlusconi? Lo caccerei dal mio ristorante”  ebbe a dire Joe Bastianich, statunitense, cuoco e manager di successo intervistato da Andrea Scanzi qualche anno fa. Tempo dopo, con Matteo Renzi a Palazzo Chigi, disse di “non essere interessato alla politica“. Con loro ci sono l’attrice Claudia Pandolfi, la conduttrice televisiva Camila Raznovic nata da genitori argentini di origini russe. Forse Claudia e Camilla amano Salvini. Provate a chiederglielo. Forse votano Casa Pound. Cosa hanno in comune queste persone? Essere i componenti della Giuria d’Onore del Festival di Sanremo. La loro competenza musicale? Molta o forse pochissima, ma comunque opinabile. L’unico la cui competenza non potrebbe essere messa in discussione è Mauro Pagani, musiscista, autore con Fabrizio De Andrè, di quel capolavoro che risponde al nome di Crêuza de mä.

Sono stati loro a decidere la vittoria di Mahmood, la sconfitta di Ultimo e l’umiliazione di Loredana Bertè. Esaminando i responsi delle serate si comprende che ques’ultima è sempre stata tra i nomi preferiti dalla Sala Stampa. A buttarla giù dal podio è stata invece la Giuria d’Onore, subentrata a partire dalla quarta serata. Viene da chiedersi il loro compenso. Ma è una di quelle cose che non si sapranno mai.

Una giuria che ha diviso l’Italia, vocazione irrinunciabile, innnata di un certo modo di fare opposizione. O meglio l’unico modo che la Sinistra ha di fare opposizione. Fanno opposizione con la stessa parsimonia con cui si tratta la carcassa di un suino. Non si butta via nulla, qualsiasi cosa è buona. Battono ossessivamente su ogni cosa, s’insinuano, moraleggiano, demonizzano e dividono. Voglio insegnare a ragionare, a vivere, secondo la loro maniera. Vogliono umiliare, sopratutto. E l’occasione era irrinunciabile: una canzone scialba che parla di Ramadan, un cantante di origini maghrebine. Proprio quando a decidere c’è lui, quello che ha chiuso i porti.  C’era stato quel monologo falso e triste di Claudio Baglioni sui migranti. Ed ecco che il  Festival era diventato un osservato speciale. Le polemiche si dovevano evitare. Profilo basso, dunque, in attesa del colpo di teatro. Un colpo basso, ma efficace. Ed il PD a stretto giro di posta che capitalizzava il verdetto e lo usava per la propaganda anti goverantiva, quella che non era stato possibile fare sul palco. Ci hanno pensato loro, Serena e gli altri. Creando il caos e dividendo. Felicissimi di averlo fatto,

 

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