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“Ero su quella nave. La Guardia Costiera li ha lasciati morire. Italia complice di omicidi in mare”

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L’Italia sotto accusa, perchè “complice consapevole di un assassinio“. Questa è l’accusa che deve essere scolpita sulla roccia e che nessuno deve confutare. Così hanno deciso. “Abbiamo trovato il resto di una imbarcazione, c’erano pure una donna e un bambino morti. Una signora era ancora viva e l’abbiamo soccorsa” sono le parole di Erasmo Palazzotto per raccontare quanto sarebbe accaduto a 80 miglia marine dalla Costa libica. Il deputato di Liberi e Uguali era a bordo dello yacht Astral, appartenente della stessa ong catalana Open Arms che ha tratto in salvo la donna, di nome Josefa, ormai allo stremo delle forze. Immagini che hanno fatto il giro del mondo grazie ai tweet tempestivi di Open Arms: in essi si vedono le fasi del salvataggio e i corpi senza vita di una donna e di un bambino.

La Ong ha riportato quello che sarebbe stato il racconto della donna: la Guardia Costiera libica pur salvando decine di persone, avrebbe deciso di non salvare le due donne ed il piccolo perchè queste si sarebbero rifiutate di essere riportate in Libia. Un comportamento assurdo e un racconto non verosimile, messo in dubbio dalla testimonianza della giornalista tedesca Nadja Kriewald

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Secondo Erasmo Palazzotto la testimonianza di Nadja Kriewald non sarebbe sufficiente a screditare la versione dei fatti fornita da Open Arms «Mentre una motovedetta girava la scena del salvataggio perfetto con una tv tedesca, un’altra lasciava in mezzo al mare 2 donne ed un bambino. Sono due interventi diversi, uno a 80 miglia davanti a Khoms e l’altro davanti a Tripoli. Maldestro tentativo di depistaggio. Questa è la modalità con cui la Guardia Costiera libica fornisce i soccorsi i mare. Sono dei criminali con cui noi continuiamo a fare degli accordi ».

Erasmo Palazzotto ritiene dunque  che la versione di Open Arms sia una verità certa e acclarata e, pur senza esser stato presente all’abbandono in mare delle due donne e del bambino, fornisce la sua tesi sul movente “Probabilmente li hanno lasciati lì perché non volevano tornare in Libia, per dare un segnale“. Un segnale a chi? Palazzotto non lo spiega. A loro, alle due donne, al bambino? Alle decine di persone salvate con il rischio che potessero raccontare il crimine compiuto? E due donne alla deriva in mare aperto sono nella predisposizione d’animo di discutere con la Guardia Costiera che li sta salvando sul ritorno o non ritorno in Libia? Non scherziamo. La versione di Open Arms lascia aperti troppi interrogativi. Ieri insieme agli amici di Open Arms Palazzotto auspicava un rapido intervento sanitaria per la donna salvata; “Ci stiamo dirigendo verso Lampedusa, la donna soccorsa, Josefa, ha bisogno di cure”. Aiuto accordato dall’Italia che dava disponibilità all’accoglienza delle donna, assegnando il porto di Catania. Open Arms rifiutava l’aiuto e si dirigeva in Spagna. Josefa non era poi così bisognosa di cure, se l’imbarcazione decideva di intraprendere un viaggio molto più lungo. Il “no” di Open Arms si fonda su argomenti che lasciano perplessi. E’ lo stesso deputato di Liberi e Uguali a farsi portavoce della Ong e spiegare il repentino cambio di rotta: “Navighiamo verso la Spagna con Josefa, e i corpi senza vita dei suoi compagni di viaggio, e non verso Catania: perché si teme che, sopravvissuta a questa ennesima tragedia, Josefa possa essere utilizzata per ottenere una verità di comodo solo per coprire le vere responsabilità dei libici. Io le ho viste – conclude Palazzotto – con i miei occhi”.

Una vicenda di questa gravità non può risolversi con dei tweet di accusa e con Open Arms che si dirige verso la Spagna dopo aver scatenato il finimondo con le sue dichiarazioni. Se un’imbarcazione della Guardia Costiera Libica ha compiuto il crimine che le viene attribuito il suo equipaggio, non può e non deve passarla liscia. Quello che si auspica, a questo punto, è che Liberi e Uguali, Open Arms e chiunque altro ritenga di avere evidenze inconfutabili su atti e responsabilità così gravi, promuovano ogni azione idonea per far intervenire la giustizia internazionale sul caso, Gli estremi ci sono tutti. Per scoprire gli assassini e i loro complici. O i bugiardi.