Notte: ti svegli spesso? Non è così preoccupante!

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Se nelle ultime settimane hai l’abitudine di svegliarti spesso durante la notte, non preoccuparti

L’insonnia è uno dei problemi maggiormente diffusi nel nostro Paese. Spesso, infatti, ci sono milioni di persone che hanno difficoltà ad addormentarsi e prendere sonno, per ottenere un riposo corretto. Questo problema può ripercuotersi durante la giornata e nelle attività lavorative.

Tuttavia, avere ogni tanto difficoltà a dormire è piuttosto normale, soprattutto in alcuni casi. Se, quindi, nelle ultime settimane hai l’abitudine di svegliarti spesso durante la notte, non preoccuparti. Ti spieghiamo perché.

Svegliarsi durante la notte. Ecco perché non è così preoccupante

Secondo uno studio dell’università di Copenaghen, svegliarsi durante la notte non è poi così preoccupante. La ricerca ha infatti evidenziato come i microrisvegli notturni rientrano nella normalità delle cose e che potrebbero addirittura avere dei grossi benefici.

Per gli scienziati che hanno effettuato lo studio, i microrisvegli sono fenomeni caratterizzati dalla noradrenalina. Si tratta di un ormone che viene spesso correlato al meccanismo umano denominato del “combatti o fuggi“. Questo ci aiuti ad essere concentrati, ma ad essere vigili anche durante la notte.

Questo ormone può essere infatti la causa di centinaia di microrisvegli notturni. Durante questi accadimenti, per il nostro cervello siamo praticamente svegli, in quanto l’attività cerebrale è la stessa del giorno, ma il soggetto non si accorge quasi per nulla di essere sveglio.

Per giungere a queste interessanti conclusioni, i ricercatori hanno posto sotto osservazione un gruppo di topi. Grazie all’utilizzo di fibre ottiche, gli studiosi hanno misurato i livelli di noradrenalina presenti negli animali durante le ore di riposo. Il neurotrasmettitore si manifestava con ondate che arrivavano circa ogni mezzo minuto e che provocava (nel suo picco) un microrisveglio.

Tuttavia, sono stati evidenziati anche dei possibili risvolti positivi di questo meccanismo. I topi che hanno registrato una maggior numero di microrisvegli, infatti, hanno dimostrato di avere una memoria migliore. Tuttavia, per avere molte più informazioni e conoscere maggiormente le dinamiche dei microrisvegli, serviranno maggiori studi. I ricercatori, inoltre, dovranno indagare in larga misura per capire quali sono gli effettivi benefici di tale meccanismo. La parola, quindi, pasa alla scienza.