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Bambino di 12 anni in coma, i giudici hanno deciso “E’ meglio staccare la vita”

Dopo solo quattro mesi di coma i giudici della Corte d’Appello hanno deciso che doveva essere staccata la spina ad un bambino di 12 anni.

Era mezzogiorno quando i genitori del dodicenne hanno salutato il figlio per l’ultima volta. A stabilire che per il bambino fosse giunta la fine, non è stato Dio ma sono stati i giudici.

ANSA/LUCA ZENNARO/ARCHIVIO

Non mancano i casi di persone che si svegliano dopo mesi dal coma. Uno tra i casi più recenti è stato quello di Angela Iannotta: la donna dopo 7 mesi si è risvegliata ed è tornata dai suoi figli. Ma per i giudici della Corte d’Appello  britannica, il2 agosto a mezzogiorno – le 13 in Italia- al dodicenne Archie Battersbee doveva essere staccata la spina. Il bambino era in coma dal 7 aprile scorso, meno di quattro mesi. Archie era stato trovato impiccato ad una corda, privo di conoscenza in casa dalla madre. Secondo la donna non si sarebbe trattato di un tentativo di suicidio ma di una sfida sui social. Da allora il dodicenne non è mai uscito dal coma. I genitori del bambino, Hollie e Paul, non erano d’accordo con la decisione dei giudici ma i medici hanno solo potuto eseguire gli ordini della Corte d’Appello.

La Corte d’Appello britannica, nei giorni scorsi aveva respinto un’interpellazione del comitato delle Nazioni Unite per le persone disabili. Il collegio chiamato a pronunciarsi sull’istanza – formato dal giudice sir Andrew McFarlane, presidente del sezione diritto di famiglia della Corte d’appello d’Inghilterra e Galles, e dai colleghi Eleanor King e Andrew Moylan – ha liquidato la richiesta negando alcun ruolo giurisdizionale al Comitato Onu per i diritti delle persone con disabilità. I genitori del dodicenne in coma hanno già annunciato la ferma intenzione di rivolgersi alla Corte Suprema. Secondo i medici Archie era cerebralmente morto e non c’era più alcuna speranza ma la coppia era convinta del contrario. Una mamma e un papà hanno dovuto dire addio per sempre al loro bambino con la speranza – e anche con il dubbio – che prima o poi si sarebbe anche potuto risvegliare.  Dubbio che continueremo ad avere noi tutti perché, in effetti, quattro mesi sembrano davvero troppo pochi per una decisione definitiva come questa.

 

Pubblicato da
Samanta Airoldi

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