Arezzo, ragazza muore a 29 anni, il giudice assolve chi l’ha uccisa: “Era in cura, prendeva farmaci”

Fonti ed evidenze: Quotidiano, Nazione

Una sentenza di assoluzione ad Arezzo che ha lasciato scioccati i familiari della giovane Helenia Rapini, travolta e uccisa da un automobilista. 

Ogni giorno milioni di giovani e giovanissimi perdono la vita sulle nostre strade. A volte mentre sono alla guida della propria auto, altre volte uccisi da altri automobilisti come accaduto alle due sedicenni romane Camilla Romagnoli e Gaia Von Freyman: travolte da un Suv guidato dal 20enne Pietro genovese, figlio del regista Paolo.

Anche Helenia Rapini ha perso la vita in questo modo assurdo: travolta da un Suv nel novembre del 2019. La giovane aveva solo 29 anni e ancora tutta la vita davanti. L’uomo alla guida dell’auto che l’ha investita e uccisa era Marco Caneschi, un 46enne che i giudici hanno assolto. Nel processo con rito abbreviato i giudici giunsero alla conclusione che il fatto non costituiva reato perché il 46enne soffriva di apnee notturne. Una sentenza che ha lasciato profondamente addolorati i familiari di Helenia. Ora il procuratore capo di Arezzo, Roberto Rossi, ha deciso di impugnare in appello la sentenza di assoluzione in quanto a suo dire l’esito fu viziato dalla diagnosi di sindrome di apnee notturne il ché indusse i giudici a pensare in automatico che l’incidente mortale fosse stato provocato da quello non tenendo in conto altri elementi.

Dalle analisi del sangue effettuate sul 46enne che evidenziarono tracce di benzodiazepine-Delorazepan in concentrazione ’terapeutica’. Il farmaco è notoriamente prescritto per le sindromi ansiose e l’insonnia e si raccomanda attenzione nel porsi alla guida. Pertanto all’epoca fu ritenuto inutile andare troppo per le lunghe: la causa del colpo di sonno era sotto gli occhi di tutti. A maggior ragione visto che l’utilizzo di tale farmaco si conciliava perfettamente con la anamnesi di Caneschi che in quel periodo stava attraversando un grosso periodo di stress per gravi motivi familiari. Da qui la richiesta alla Corte di Firenze di rinnovare l’istruttoria dibattimentale con una perizia che accerti se l’assunzione del sonnifero possa aver influito sulla capacità di guida o, in subordine, la condanna immediata.