Hotel respinge profughi all’Ucraina senza vaccinazione. Per loro devono valere le regole imposte a tutti, dicono i medici

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Fonti ed evidenze: Ministero della salute, AdnKronos, Resto del Carlino

Contrariamente agli esponenti del Governo, i medici chiedono che anche i profughi dell’Ucraina siano sottoposti alle stesse regole degli italiani.

Ansa/Ciro Fusco

Il Ministero della Salute informa che nelle ultime ventiquattro ore i casi totali di Covid – attualmente positivi, morti e guariti – sono saliti di 60.191 unità. Da ieri 184 morti. In terapia intensiva -18 assistiti da ieri.

Green Pass anche per i profughi

Paese che vai usanze che trovi. O meglio: restrizioni che trovi. E così nell’accogliente Italia, schierata dalla parte dell’Ucraina senza indugi, capita che un hotel di Bologna respinga una donna con la figlia di 11 anni in fuga da Kiev poiché sprovviste di Green Pass. Dopo 30 ore di viaggio per fuggire da una guerra, la donna e la bambina si sono viste sbattute in mezzo alla strada di notte perché non avevano il patentino verde. Eppure, qualche giorno fa, il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri aveva dichiarato esplicitamente che ai profughi non sarebbe stato richiesto alcun Green Pass né Super Green Pass. In Ucraina meno del 30% della popolazione è vaccinata ma vista l’emergenza, il Governo italiano ha scelto di soprassedere, almeno per ora.

Di diverso parere, invece, i medici. Secondo gli esperti anche i profughi devono sottostare ai medesimi obblighi degli italiani. Il dottor Mauro Pistello, direttore Unità di Virologia Azienda ospedaliera universitaria di Pisa, ha puntualizzato: Chi arriva in Italia deve necessariamente rispettare le regole e questo vale anche per il green pass. Soprattutto poi se parliamo di profughi che arrivano da un Paese dove la copertura vaccinale anti-Covid è circa del 30%. Dobbiamo essere sicuri che non arrivino positivi in Italia e poi a chi non è vaccinato deve essere data l’opportunità di vaccinarsi, ma devono sapere che qui c’è il Green Pass e dovranno adeguarsi“. Sulla tessa linea la microbiologa dell’ospedale Sacco di Milano, la professoressa Maria Rita Gismondo. Anche secondo Gismondo il dovere di accogliere, l’umanità non deve mettere in secondo piano la sicurezza del nostro Paese. Per quanto – ricordiamo – anche dopo tre dosi di vaccino resta comunque possibile infettarsi e contagiare altre persone. Anzi: tra le persone di età compresa tra i 12 e i 39 anni, la maggior parte dei ricoverati con il Covid, sono proprio soggetti vaccinati con tre dosi. Ma l’esperta del Sacco non transige: “Braccia aperte agli ucraini che hanno sicuramente bisogno di essere accolti. Ma bisogna aiutarli garantendo massima sicurezza a loro e a noi, e senza lasciare che diritti diversi valgano per persone che vivono sullo stesso territorio. Per questo è giusto che si preveda immediatamente un’immunizzazione con le stesse regole in vigore per i cittadini italiani in ottica Super Green Pass.

Anche l’immunologo Mauro Minelli, responsabile per il Sud-Italia della Fondazione per la medicina personalizzata, la pensa allo stesso modo dei due colleghi di cui sopra. Per Minelli pensare di entrare in contatto con migliaia di persone senza strumenti di protezione non è un gesto di magnanimità né di fraternità, ma un rischio per la salute di tutti. Ecco perché Green Pass ed eventuali conseguenti limitazioni – sottolinea il medico – non devono essere cancellati con un colpo di spugna. “Il Covid non conosce le regole dei diritto internazionale” – ha concluso Minelli. 

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