Richieste di foto senza vestiti, le mani addosso durante le esercitazioni: nei guai finisce la preside

Fonti ed evidenze: Fanpage, Open

Le molestie sessuali ad una studentessa da parte di un professore, hanno sollevato le proteste dei compagni di classe che hanno deciso di occupare la scuola.

Liceo Valentini-Majorana Instagram

Le molestie ai danni di una compagna di classe hanno scatenato la rabbia e l’indignazione degli studenti del liceo Valentini- Majorana di Castrolibero, in provincia di Cosenza. I ragazzi hanno così deciso di occupare la scuola. L’occupazione è iniziata lo scorso 3 febbraio, pochi giorni prima la studentessa in questione aveva presentato ai Carabinieri una denuncia contro un professore che il primo anno l’avrebbe molestata, chiedendole delle foto di nudo in cambio della sufficienza nella sua materia. La denuncia ha fatto il giro dei social e i compagni, per solidarietà verso l’adolescente,  hanno occupato il liceo. Ma anche i professori si sono uniti alle proteste degli studenti: alcuni di essi non hanno esitato a chiedere le immediate dimissioni della preside dell’istituto, la professoressa Iolanda Maletta la quale – a dir loro – avrebbe la colpa di non aver fatto abbastanza per tutelare gli studenti. Il Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, nel frattempo, ha inviato gli ispettori per fare luce sulla vicenda.  Al momento la preside Maletta non sembra intenzionata a lasciare il suo posto. Sulla vicenda indaga anche la procura di Cosenza.

Intanto gli studenti del Majorana hanno aperto una pagina Instagram per documentare tutta la vicenda: @call.out.valentini.majorana. Il professore accusato avrebbe fatto diverse vittime, infatti. Oltre alla studentessa che ha denunciato, sulla pagina social molte altre ragazze hanno trovato il coraggio di raccontare le molestie subite. Una ha scritto: “Durante i compiti in classe faceva spostare la mia compagna di banco, si sedeva e mi “aiutava” con matematica per farmi prendere la sufficienza, ma mentre mi spiegava cosa dovevo fare poggiava la mano sul seno e pian piano scendeva“. E ancora: “Mi ricordo di quando in gita mi vestii più carina per uscire di sera e lui fece apprezzamenti al mio corpo e al mio la B“. Ma non è tutto: se con le ragazze si prendeva libertà sessuali non richieste, contro i ragazzi si accaniva sbeffeggiandoli. Uno studente ha raccontato di essere stato deriso dal docente a causa della sua discalculia, un problema di origine genetica che rende più difficile per il soggetto fare i calcoli: “Per via della mia discalculia fui preso di mira. Durante le interrogazioni il prof mi chiamava “ritardato” o “handicappato””.

Una delle ragazze molestate- intervistata da Fanpage – ha raccontato la sua terribile esperienza. Ora è maggiorenne ma all’epoca in cui subì le molestie del professore aveva solo 14 anni. La studentessa spiega che il docente in questione anche in classe, davanti a tutti, non mancava mai di fare allusioni a sfondo sessuale sull’abbigliamento delle alunne. Il culmine è stato raggiunto quando, alla fine dell’anno, quando gli studenti sono chiamati a firmare il registro per confermare il programma svolto, il docente le ha chiesto esplicitamente di mandargli una foto del suo seno in cambio della sufficienza nella sua materia: “Durante le sue ore di lezione tendeva sempre a fare battute a sfondo sessuale, faceva allusioni alle parti intime… Mi chiese una foto del seno in cambio della sufficienza. Io non ho avuto la forza di rispondere, sono andata dalla preside e mi sono sfogata. Lui ha negato, la preside sembrava dalla mia parte ma non l’ha né denunciato né licenziato”.  Oltre al dramma delle molestie anche l’ulteriore violenza di essere messa in dubbio. “La prima cosa che chiedono è ‘sei sicura? ma te la sei cercata? Come può una ragazzina di 14 anni andarsela a cercare?Io spero che il mio gesto vi dia la forza di denunciare. So che è difficile perché vi sentite sporche e sbagliate come se dalla parte del torto foste proprio voi. Sappiate che non è così, c’è gente pronta ad ascoltarvi e a difendervi” – ha concluso la ragazza invitando tutte a denunciare e a non farsi intimidire.