Reggio Emilia, il titolare di un’officina fa inginocchiare il dipendente e gli spara

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Fonti ed evidenze: Resto del Carlino, Repubblica

Sembra l’abbia fatto inginocchiare, prima di sparargli in testa con un’arma rubata. Dante Sestito, 70 anni, è in carcere per aver ucciso un giovane dipendente.

Carabinieri
Franco Origlia/Getty Images/archivio

Cadelbosco Sopra, Reggio Emilia. Sabato pomeriggio, all’interno dell’officina Dantestore, si è consumato un omicidio che, secondo le ultime ricostruzione, sembra essere stato una vera e propria esecuzione. Salvatore Silipo, di 29 anni, è stato fatto inginocchiare dal suo titolare Dante Sestito, di 70 anni, che l’ha poi freddato con un colpo di pistola alla nuca. I figli di Dante Sestito, Antonio e Francesco – anche loro gestori dell’officina assieme al padre – avrebbero chiamato Silipo chiedendogli di recarsi subito a lavoro. Una volta lì e dopo una breve discussione con il suo titolare, il 29enne viene ucciso.

Gli inquirenti definiscono “plausibile”  che Silipo insieme al fratello Francesco e al cugino Piero, dopo essere entrati negli uffici-reception dell’officina, siano stati fatti inginocchiare e Sestito, arrivato alle spalle dei tre, avrebbe freddato a bruciapelo il 28enne. Il 70enne non si sarebbe fermato ma il fratello della vittima sarebbe riuscito a fermare l’omicida. Dopo essere fuggiti fratello e cugino avrebbero fermato l’auto di una pattuglia di Carabinieri provenienti dalla stazione di Castelnovo Sotto. I militari si trovavano lì vicino, diretti allo stadio per svolgere servizio di ordine pubblico. Una volta entrati nell’officina Dantestore, hanno trovato Sestito con ancora in mano la pistola. Una volta disarmato, l’uomo è stato arrestato e portato alla caserma a Guastalla, assieme al figlio Antonio, che quel pomeriggio si trovava a lavoro assieme al padre. 

Durante la notte tra sabato e domenica 23 e 24 ottobre, l’omicida è stato interrogato dalla Pm Cristina Giannusa, negli uffici del Nucleo investigativo dei Carabinieri a Reggio Emilia. Sembra che il movente sia ascrivibile ad un furto di gomme nell’officina. L’uomo, accusato di omicidio, ricettazione e detenzione illegale di arma da fuoco, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Intanto, l’arma sequestrata – un revolver Smith e Wesson calibro 44 magnum – è risultata essere stata rubata nel gennaio del 2019 a Pieve di Cento, a Bologna. Durante le indagini per trovare il movente dell’omicidio è emerso che sia la vittima sia il suo assassino, avevano avuto precedenti: Salvatore Silipo era stato arrestato per spaccio di cocaina, mentre l’azienda di Dante era rimasta coinvolta in una maxi-inchiesta per associazione a delinquere e fatture false. L’uomo aveva due figli piccoli: uno di due anni e il secondo nato da pochi giorni. La madre si chiama Pina Cortese ed è la figlia poco più che ventenne del collaboratore di giustizia Angelo Salvatore Cortese

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