700 migranti a Lampedusa in poche ore. E l’Unione Europa inizia a parlare come Salvini

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Fonti ed evidenze: Ansa, Huffington Post

Ieri a Bruxelles i Commissari sono tornati a confrontarsi sul Patto sull’immigrazione varato poco più di un anno fa.  Intanto 700 i migranti sono sbarcati a Lampedusa in poche ore. In 686 sono arrivati su un vecchio peschereccio in ferro: provengono da Marocco, Siria, Bangladesh ed Egitto. Nelle ore immediatamente precedenti si erano registrati altri 5 sbarchi per un totale di 119 persone.

migranti unione europea
Milos Bicanski/Getty Images

Aiutiamoli a casa loro“. Una frase negli anni risuonata più volte a proposito della gestione dei flussi migratori verso l’Europa. E che sembra tornare attuale, ora, anche per le politiche che l’Unione Europea pare intenzionata ad adottare per fronteggiare le prossime ondate migratorie. La Commissione infatti è tornata ieri, in occasione di una riunione a Palazzo Berlaymont, a Bruxelles, sulla questione relativa all’arrivo sul suolo europeo di migranti. Lo ha fatto affrontando il tema scottante delle sanzioni nei confronti del Presidente Bielorusso Lukashenko, accusato di manovrare i flussi migratori provenienti da Siria, Iraq e Afghanistan e di indirizzarli verso i confini dell’Europa. E così nel corso della riunione dei Commissari tenuta ieri, è stata avanzata la proposta di sospensione dei visti dalla Bielorussia.

Nei fatti, la Commissione torna a mettere mano a quel Patto sull’Immigrazione che soltanto pochi giorni fa, il 23 settembre, aveva “festeggiato” il suo primo anno di vita. Un anno in cui, però, sono stati fatti ben pochi passi avanti. Gli Stati, per esempio, non si sono neanche avvicinati al raggiungimento di un accordo sulla cosiddetta dimensione interna delle migrazioni. Un Patto che, in gran parte, è quindi rimasto soltanto sulla carta: l’accordo prevedeva ad esempio che i Paesi UE si dedicassero anche alle questioni relative all’accoglienza o, in caso contrario, si occupassero dei rimpatri entro i tempi stabiliti. Su questi due fronti, però, nulla si è mosso.

Forse è anche per questo che la riunione di ieri, più che sulla gestione interna dei flussi migratori, sembra essersi concentrata soprattutto sulla dimensione esterna del problema. Vale a dire: tentare per quanto possibile di interrompere i flussi di migranti che accedono ai territori dell’Unione Europea. Un obiettivo per la verità a lungo perseguito dal Governo italiano, ma sul quale ora, secondo il Premier Mario Draghi, sarà necessario fare ulteriori passi avanti. Anche per fronteggiare le eventuali conseguenze sul piano della lotta contro il Coronavirus. E’ in quest’ottica che va letta la presa di posizione di ieri della Commissione sulla volontà di colpire “il traffico di essere umani dentro e fuori l’Ue“.

Si tratta sostanzialmente dell’inserimento nella legislazione europea delle misure già varate in passato dall’Onu che impongono agli stati di punire il traffico di esseri umani come reato penale. Per combattere il fenomeno, dunque, dovranno essere stanziati fondi da destinare agli Stati membri. Parallelamente la Commissione insiste sulla necessità di rafforzare le partnership di cooperazione positiva con gli Stati che si sono mostrati intenzionati a collaborare.

L’attenzione, finora, è però stata puntata soprattutto sui confini orientali dell’Unione. E’ da lì che Lukashenko favorirebbe l’ingresso illegale di clandestini ed è lì che alcuni Stati membri, come la Polonia, hanno alzato muri per fermare l’immigrazione al confine. Eppure le stime della Commissione dimostrano come, al di là della volontà di sanzionare la Bielorussia, le principali vie d’accesso all’Unione siano altre: Italia, Spagna e Cipro. Secondo la Commissaria Ue agli Affari Interni Ylva Johanssonnel 2019 sono stati 140mila i migranti arrivati illegalmente nell’Ue. Nel 2020, il dato è sceso a 120mila. Nel 2021 si prevede un aumento rispetto al 2019, ma non un picco. Nel 90% dei casi l’ingresso è dal mare“. Anche per questo, prossimamente, Johansson sarà ad Ankara per affrontare la questione con un altro, grande interlocutore: Recep Tayyp Erdogan.

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