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Pensioni, 23 nuovi lavori usuranti: anche i bidelli ed i macellai potranno smettere di lavorare prima degli altri

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Fonti ed evidenze: Repubblica, Today

Il Governo di Mario Draghi al lavoro per dire addio a Quota 100, la riforma pensionistica fortemente voluta dalla Lega.

Getty Immages/Filippo Monteforte

L’Esecutivo guidato da Mario Draghi è al lavoro per superare Quota 100, la riforma pensionistica fortemente voluta e sostenuta dalla Lega di Matteo Salvini, nata per superare – a sua volta – la riforma Fornero. Secondo il sistema Fornero l’età per ritirarsi dal lavoro è 67 anni. Con Quota 100 ci si può ritirare già a 62 se si hanno almeno 38 anni di contributi. Ma il Governo Draghi sta valutando d’introdurre una super ape sociale che prevede di anticipare la pensione – a partire dal prossimo 31 dicembre – ma non per tutti. Secondo i progetti sul tavolo dei ministri potranno ritirarsi a 63 anni – ben quattro anni prima rispetto alla riforma Fornero – solo coloro che svolgono mansioni ritenute usuranti. Ed è stato ampliato lo spettro dei lavori usuranti che sono passati da 15 a 57 gruppi e da 65 a 203  sottogruppi. Nell’elaborare la lista, l’Inail ha tenuto conto  di diverse variabili tra cui la frequenza degli infortuni rispetto alla media nei lavoratori di determinati settori nonché il numero medio di giornate per malattia.

L’obiettivo è quello di consentire a più lavoratori di anticipare la pensione, tramite l’indennità ponte chiamata Ape sociale: al massimo 1.500 euro lordi al mese, a 63 anni con 36 di contributi, a patto di aver svolto quella mansione per sei anni negli ultimi sette o sette anni negli ultimi dieci. Tra i lavori ritenuti dal Governo particolarmente gravosi e, pertanto, usuranti, rientrano quello dei conducenti di bus e tram, insegnanti delle elementari, portantini, forestali, magazzinieri, bidelli e macellai. Tuttavia la misura potrebbe fallire qualora il lavoratore ritenesse troppo esiguo un assegno che può raggiungere al massimo i 1500 euro lordi, a fronte di trentasei anni di duro lavoro e altrettanti sacrifici. Tra il 2017 e il 2020, infatti, l’Ape Sociale fu utilizzata da solo 4300 lavoratori

 

 

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