L’Inghilterra fa marcia indietro e dice no al Green Pass per entrare nei locali o partecipare ai grandi eventi. Forse la stima della perdita economica ha spaventato.
Che il Premier britannico Boris Johnson non sia un fervente sostenitore di lockdown e misure restrittive era già noto a tutti e da tempo. Tant’è che, a inizio pandemia, si oppose alle chiusure prendendo una direzione diversa rispetto alla maggior parte dell’Europa. Poi cambiò rotta e si ammalò lui stesso di Covid ma il suo spirito controcorrente è riemerso la scorsa primavera quando scelse di riaprire tutto nel mezzo della terza ondata di Coronavirus. E anche questa volta la Gran Bretagna va nella direzione opposta a quella di gran parte dei Paesi UE: niente Green pass per accedere ai locali e ai grandi eventi in Inghilterra. A confermarlo è stato il responsabile alla Salute, Sajid Javid: “Non dobbiamo fare le cose solo per il gusto di farlo. Non mi è mai piaciuta l’idea di dire alle persone ‘mostrate i documenti’ per svolgere semplicemente un’attività ordinaria e quotidiana. Abbiamo esaminato la questione, sono felice di dire che non procederemo con il piano per il passaporto vaccinale” – ha spiegato Javid.
Il Green pass in versione britannica – al pari di quello italiano – prevede che il cittadino sia vaccinato con 2 dosi, risulti negativo ad un tampone o sia guarito. La frenata del Governo è stata accolta con favore da praticamente tutto il Paese. Una buona fetta dello stesso partito conservatore di Johnson si era schierata contro, definendo la misura «coercitiva e discriminatoria». Contrari anche i liberaldemocratici e così pure il leader laburista Keir Starmer, che aveva bollato l’idea di un passaporto vaccinale come «contraria allo spirito britannico». Ma non è tutto: Johnson ha intenzione di annunciare anche la fine della legislazione d’emergenza e dunque la rinuncia, da parte del Governo, alla possibilità d’imporre restrizioni ai cittadini e alle attività economiche . Il Premier è confortato dal fatto che la scelta di riaprire tutto nel mezzo della terza ondata si è rivelata la migliore per l’economia britannica e non ha prodotto le catastrofi previste dagli scienziati che profetizzavano 200 mila casi al giorno entro per agosto. Invece i nuovi contagi di Covid, nel Regno Unito, si sono stabilizzati attorno ai 30 mila.
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