No vax in terapia intensiva: alcuni si pentono, altri minacciano denunce

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Fonti ed evidenze: HuffPost

“Il 90% dei pazienti non è vaccinato” racconta Il presidente degli anestesisti Vergallo. “Tra loro c’è pentimento, ma non mancano gli irriducibili che minacciano di denunciare i sanitari.”

Terapia intensiva no vax
Emanuele Cremaschi/Getty Images

Il presidente nazionale dell’Aaroi-EmacAssociazione anestesisti rianimatori ospedalieri italianiAlessandro Vergallo, parla all’HuffPost e racconta la situazione attuale delle terapie intensive nel nostro paese: “In terapia intensiva vediamo sempre più No Vax e vaccino-scettici ricoverati per Covid. Tra loro è forte il pentimento e il rammarico per aver creduto a teorie complottiste e negazioniste” spiega. “Si tratta di persone spaventate, la cui paura di morire è palpabile. Ma non mancano gli irriducibili: pazienti che minacciano denuncia ai sanitari nel caso in cui venissero vaccinati mentre sono sedati e non in grado di esprimere il consenso.”

Parliamo di numeri: contagi in aumento e quanti vaccinati e no vax

All’HuffPost il presidente continua e alla domanda se i numeri dei contagi sono in rialzo risponde: “, in queste settimane stiamo assistendo ad un aumento dei ricoveri in terapia intensiva” avvisa Vergallo. “Parliamo di circa 270 letti occupati in tutto il Paese: un numero che in rapporto ai posti totali disponibili, è relativamente basso, ma è quasi triplo rispetto ai dati dello stesso periodo dell’anno scorso. La pressione al momento non preoccupa ma i ricoveri in intensiva seguono di almeno due settimane il contagio. Perciò dobbiamo pensare in prospettiva.”

HuffPost chiede quanti, tra i ricoverati in terapia intensiva, siano effettivamente vaccinati: “come dicevo i numeri sono ancora relativamente bassi ma, basandoci sui dati disponibili, stimiamo che la percentuale di pazienti ricoverati in intensiva che non hanno ricevuto neanche una dose di vaccino si attesti sul 90-92% del totale” perciò si tratta di no vax. “Se da un lato questo conferma l’efficacia dei vaccini anche contro l’infezione sintomatica da variante Delta, dall’altro preoccupa in relazione alla presenza di larghe fasce di popolazione non ancora immunizzate. Purtroppo capita di dover intubare anche soggetti molto giovani e sani. Ancora troppe persone non hanno preso coscienza dei rischi che corrono non vaccinandosi.”

Un dato importante: l’età. È scesa quella dei ricoverati?

Molto e progressivamente. Se l’età mediana della prima ondata era circa 65 anni, oggi si attesta sui 50 anni.” Però rassicura: “ovviamente più scende l’età, meno sono le patologie concomitanti: questo di solito si traduce in un decorso meno sfavorevole della malattia Covid”. Diverse età vuol dire anche diversa aderenza alla campagna vaccinale. “Sì. Gli over 70 risultano in gran parte protetti, mentre a preoccupare è la fascia tra i 50 e i 60 anni.” In più aggiunge: “si tratta di una categoria ad alta mobilità, un fattore da non sottovalutare per la circolazione del virus. L’appello del generale Figliuolo a dare priorità all’immunizzazione della fascia 50-59 anni è più che giusto.”

E per quanto riguarda il futuro

Infine HuffPost chiede al presidente dell’Aaroi-Emac che cosa dobbiamo aspettarci per le prossime settimane. Vergallo cerca di rispondere: “siamo rianimatori e, in quanto clinici, preferiamo non avventurarci in previsioni che cliniche non sono. Ma possiamo attenderci ragionevolmente un aumento dei ricoveri in rianimazione, lento ma costante, per i prossimi 20-30 giorni. L’andamento dipenderà dall’adesione alla campagna vaccinale, dall’efficacia (per ora evidente) dei vaccini e dal rispetto delle regole anti-contagio, anche in mancanza di chiusure e particolari restrizioni. A questi fattori vanno aggiunti la ripartenza delle attività a settembre e il cambiamento delle condizioni climatiche in autunno”.

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