Arianna, in coma dopo un trapianto di polmoni. Al risveglio scopre di aver perso il lavoro

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Fonti ed evidenze: Fanpage, Corriere della Sera

Arianna Cimino ha 49 anni ed è malata di fibrosi cistica. All’uscita dall’ospedale, dopo un delicato intervento, ha scoperto di essere stata licenziata. 

arianna cimino

Uscire dal coma – dovuto ad una operazione chirurgica resa necessaria da una fibrosi cistica – e scoprire di aver perso il proprio posto di lavoro. E’ la storia, incredibile, di Arianna Cimino, una donna di 49 anni che, sottoposta ad un trapianto di polmoni, una volta uscita dal coma indotto dopo la delicata operazione è venuta a sapere di essere stata licenziata dalla cooperativa sociale per cui lavorava da ventuno anni.

Acapo – questo il nome della cooperativa – ha infatti deciso di fare a meno di lei. Il licenziamento di Arianna, in realtà, è arrivato insieme a quello di altre 12 persone, tutte con fragilità. Ma la storia della quarantanovenne colpisce in modo particolare, visto che la decisione è giunta proprio nel momento in cui Arianna si trovava nella fase di ricovero e di decorso post operatorio. Per Acapo, la donna aveva ricoperto diversi incarichi, soprattutto negli ospedali romani tra l’accettazione e i servizi di centralino.

Uscita dall’ospedale, Arianna si è quindi ritrovata disoccupata, con un periodo di convalescenza che l’attende e una situazione di salute ancora precaria. Per far valere le proprie ragioni, la quarantanovenne ha intentato una causa presso il Tribunale di Roma insieme ai colleghi, rifiutando la proposta di conciliazione fatta pervenire da Acapo. Una proposta che la donna, raggiunta da Il Corriere della Sera, ha definito inaccettabile: “Il 6 maggio scorso c’è stato il tentativo di conciliazione, ma abbiamo rifiutato perché ci hanno proposto quattro mensilità senza reintegro. Non è giusto, io voglio ancora lavorare e poi non saprei come mantenermi“, ha spiegato Arianna. “Ho chiesto di ridarmi la mia quota sociale perché in questo momento ne ho bisogno ma mi hanno detto che non hanno soldi… però hanno vinto tante nuove commesse, dal call center 060606 fino a molti servizi nell’area Covid, come la prenotazione dei tamponi“.

Dal canto suo, la cooperativa giustifica gli esuberi con le perdite economiche registrate negli ultimi mesi. Da Acapo fanno infatti sapere di aver cercato una soluzione per le persone con fragilità assunte nel corso degli anni, cercando la collaborazione delle istituzioni affinché i licenziati possano essere ricollocati il più rapidamente possibile: “Noi prima di avviare il licenziamento abbiamo chiesto aiuto agli assessorati competenti di Regione e Comune, ma senza alcuna risposta. Per noi è stata una decisione molto difficile.”, spiegano dalla cooperativa. “E capiamo che anche per lei aspettare i tempi della giustizia è molto complicato“.

Un episodio che sottolinea come in molti casi a fare le spese della crisi economica derivante dalla pandemia siano le categorie più fragili. Nelle scorse settimane, però, una sentenza della Corte Costituzionale ha aperto qualche spiraglio di speranza per i lavoratori licenziati.

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