Manuela, licenziata da Coop per aver regalato gamberetti per un valore di 21 centesimi

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Fonti ed evidenze: Fanpage, Fatto Quotidiano

Manuela era stata licenziata nel dicembre 2019 per aver regalato due gamberetti a un cliente, per un valore di 21 centesimi. 

dipendente coop
Emanuele Cremaschi/Getty Images/Archivio

Era stata licenziata due anni fa dal supermercato in cui lavorava, per aver regalato a un cliente due gamberetti – per un valore complessivo di 21 centesimi di euro – senza farglieli pagare. Aveva scelto di comportarsi così perché il cliente le aveva raccontato di voler effettuare una prova sulla propria eventuale allergia a quel tipo di crostacei. E così Manuela, addetta al reparto pescheria, era stata finita nel mirino dei suoi datori di lavoro di UniCoop Firenze, fino al licenziamento arrivato alla vigilia del Natale 2019 nell’incredulità generale: anche i colleghi di lavoro non riuscivano a capacitarsi di come fosse stato possibile lasciare a casa una donna, mamma di due bambine, per un mancato incasso di 21 centesimi.

Ora, però, dopo una causa intrapresa dalla lavoratrice – rappresentata dall’avvocato Letizia Martini e supportata dal sindacato Usb – il tribunale di Firenze ha deciso il reintegro della dipendente nel posto di lavoro, condannando contestualmente Unicoop a riconoscerle il pagamento di 12 mensilità, oltre alle spese legali e alla rivalutazione ed interessi. A dare notizia della decisione del Tribunale – rappresentato dal giudice Vincenzo Nuvoli – è proprio l’Unione Sindacale di Base, mentre dal colosso della grande distribuzione, per ora, non è filtrata alcuna reazione.

Il sindacato, in una nota, ricostruisce la vicenda: quando il cliente le chiese due gamberetti per prove allergiche, Manuela chiuse i due crostacei in una busta, scrivendoci sopra a penna “per test allergico” e non applicando sulla busta lo scontrino adesivo con il prezzo emesso dalla bilancia. Una procedura che, secondo Usb, la dipendente “aveva già attuato in passato su ordine della vecchia capo reparto“. Peraltro, scrivono ancora da Usb, “la bilancia quasi non rileva il peso” di due gamberetti.

Ma nel giro di qualche giorno, la notizia della “sottrazione” di due gamberetti viene a conoscenza la dirigenza del supermercato – situato in via Carlo Del Prete – e “la lavoratrice venne messa in croce, fino ad arrivare al licenziamento“, si legge ancora nella nota sindacale.

La scelta del Tribunale, secondo Usb, restituisce “dignità e rispetto” a Manuela, “dignità per le proprie figlie e per se stessa“. Il sindacato fa notare come il giudice Nuvoli sia lo stesso che, in passato, “aveva condannato Unicoop Firenze per il nuovo regolamento aziendale inerente alla procedura di vestizione e svestizione“, che prevedeva l’obbligo di considerare il conteggio temporale necessario per questa operazione nell’orario del turno di lavoro.

Un caso che fa ripensare all’episodio – avvenuto sempre in Toscana, ad Arezzo – del licenziamento di un dipendente Autogrill che si era rifiutato di servire un cliente che si aggirava per il locale sprovvisto di mascherina.

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