Ciro Grillo, forse qualcuno ha davvero parlato troppo e finirà in carcere al posto suo, ma non sarà il padre

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Giulia Bongiorno  si scaglia contro il sottosegretario alla Giustizia Anna Macina colpevole di aver difeso il delirante video di Beppe Grillo.  

Continua a indignare l’opinione pubblica il video pubblicato da Beppe Grillo in difesa del figlio Ciro accusato assieme a tre amaci di stupro ai danni di una coetanea nell’estate del 2019. Questa volta a scendere in campo è stata Giulia Buongiorno avvocato difensore della ragazza abusata e fondatrice insieme a Michelle Hunziker dell’associazione contro la violenza sulle donne Doppia Difesa”. Ma facciamo un passo indietro. Ciro Grillo è indagato insieme a tre amici per stupro ai danni di una ragazza di 19 anni conosciuta nella famosa discoteca Billionaire in Sardegna. I 4 ragazzi insieme alla presunta vittima e ad una amica di lei dopo la serata nel noto locale della Costa Smeralda si sono recati a casa di Grillo. Secondo la ragazza i 4 amici l’avrebbero obbligata a a subire diversi rapporti sessuali non consensuali dopo averla costretta a bere numerosi bicchieri di vodka.  Grillo negli scorsi giorni ha pubblicato sui social un video dove in modo decisamente concitato difendeva il figlio, chiarendo che la ragazza stuprata fosse in realtà consenziente e il fatto che abbia denunciato l’accaduto solo 8 giorni dopo lo stupro ne sarebbe la dimostrazione. Parole che hanno fatto indignare l’opinione pubblica ma non la sottosegretaria alla Giustizia, esponente del Movimento 5 Stelle Anna Macina, che in un’intervista al Corsera difende il fondatore del partito asserendo che il video “è l’urlo di dolore di un papà“.  Secondo la Macina, Grillo avrebbe mostrato il suo lato umano e il video non avrebbe nulla di politico.

Giulia Bongiorno non è d’accordo e fa sapere che porterà la Macina in tribunale. “Un sottosegretario alla Giustizia deve garantire imparzialità, non può esprimere supposizioni su un giornale tentando di screditare il difensore della persona offesa allo scopo di trarre d’impaccio il suo referente politico” ha raccontato.

Il leader del Movimento 5 Stelle nel suo delirante monologo mette in discussione la confessione della ragazza perché il giorno dopo il presunto stupro non andò dai carabinieri ma al mare. Oltre alla delirante affermazione è molto grave anche il fatto che Grillo abbia provato, fortunatamente senza successo, ad usare la sua influenza per convincere l’opinione pubblica dell’innocenza del figlio.

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Se il ragazzo abbia o non abbia commesso il fatto deve essere deciso nelle sedi competenti e non nel salotto di Grillo. Fino ad ora e fino a fine processo Ciro Grillo è un presunto innocente ma suo padre si è già condannato da solo per stupidità e arroganza. 

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