Servono soldi per la campagna vaccinale e per i ristori: il cashback potrebbe finire il 1 luglio

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Fonti ed evidenze: Corriere della Sera, Sole 24 Ore

Nonostante i dati disponibili evidenzino i buoni risultati ottenuti dal piano cashback nel progressivo abbandono dei pagamenti in contante, in Maggioranza cresce il malcontento nei confronti di una misura che potrebbe presto subire importanti modifiche. 

cashback modifiche
Laurel Chor/Getty Images/Archivio

Il futuro del cashback continua ad essere incerto. Il piano di rimborsi avviato dal secondo Governo Conte con lo scopo di favorire la transizione verso un sempre più massiccio di strumenti di pagamento digitali, infatti, dopo una serie di problematiche iniziali si trova ora ad affrontare, probabilmente, il più serio degli ostacoli: l’ostilità di quelle forze politiche che, all’Opposizione durante il Conte bis, sono recentemente arrivate al Governo e che, da sempre, contestano la misura.

Per Forza Italia e Lega, non è un mistero, il cashback non ha ragione di esistere. E i due partiti hanno fatto un pressing sempre più intenso – con l’appoggio, dall’Opposizione, di Fratelli d’Italia – per rivedere il piano di rimborsi. O per abolirlo. La richiesta avanzata dalle forze del Centrodestra è che i soldi stanziati per il progetto vengano destinati altrove: chiudere il primo semestre del 2021, per il quale i partecipanti hanno già cominciato a maturare rimborsi che spettano loro, e salutare il cashback a partire dal primo luglio, con un anno di anticipo sulla scadenza naturale inizialmente fissata.

Anche Claudio Durigon, sottosegretario leghista all’Economia, aveva contestato la misura, chiedendo che i soldi stanziati per il cashback finissero nel Decreto Sostegni a sostegno delle categorie più colpite dalla pandemia

Tuttavia considerando che l’obiettivo iniziale della misura era strappare piccoli pagamenti al contante, per portarli sul territorio dei pagamenti elettronici, il cashback sembrerebbe aver funzionato: “Oggi il 56,6% di tutte le transazioni del programma ha un importo inferiore ai 25 euro“, ammetteva lo stesso Durigon, evidenziando come vi sia stato un grande effetto riguardo ai “micropagamenti interessati dall’utilizzo del contante“.

A fare le spese potrebbe dunque essere solo Super Cashback, il maxi premio da 1.500 euro destinato ai 100 mila iscritti che, nel periodo di sei mesi fissato inizialmente, effettuino il maggior numero di transazioni elettroniche. Un premio che ha scatenato i cosiddetti “furbetti“, pronti a frazionare i loro pagamenti per scalare la classifica. Comportamenti di cui fanno le spese gli esercenti – quasi sempre gestori di aree di servizio – in termini di commissioni e costi, ma che, precisa ancora Durigon, incidono in maniera infinitesimale sul totale dei partecipanti. Per scongiurare questo fenomeno, inoltre, è stata avviata da parte di PagoPa una “costante attività di monitoraggio” volta a “individuare operazioni anomale e abusive e adottare i necessari interventi, fino all’esclusione dal programma“.

Insomma, il futuro del cashback rimane da scrivere: la campagna vaccinale necessita di nuove risorse e i detrattori, in Maggioranza, non mancano – nonostante il bilancio positivo tracciato da Durigon. Possibile, quindi, che il piano venga rivisto: la scadenza, per il momento, rimane fissata al 30 giugno 2022; vedremo se il Premier Mario Draghi opterà per un restyling che, magari abolendo il super premio e rivedendo al ribasso la percentuale di rimborsi garantita – fissata per ora al 10% – permetta di liberare parte delle risorse destinate al piano.

 

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