Covid, corsa per le vaccinazioni, ma l’immunità non dura più di 10 mesi, dice Crisanti

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Fonti ed evidenze: Repubblica, Giorno

Medici e scienziati puntano molto sull’immunità data dal vaccino. Un nuovo studio, tuttavia, rivela che gli anticorpi hanno breve vita.

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Il bollettino nazionale diffuso dal ministero della Salute sulla pandemia di Coronavirus in Italia segnala 19.611 nuovi casi e 297 morti. Il totale per il nostro Paese è, ad oggi, di 3.532.057 persone di cui si ha certezza che hanno contratto il virus dall’inizio della pandemia. Ieri i casi di nuovi contagi erano stati 23.839. Le vittime erano state 380, per un totale dall’inizio della pandemia di 107.933. Come spesso accade nei week end risulta in calo anche il numero dei tamponi effettuati – 272.630 oggi, mentre ieri erano stati 357.154 ieri. Il tasso di positività sale al 7,2% rispetto al 6,7% di ieri.

Immunità di gregge

Immunità di gregge: da mesi ci sentiamo ripetere – da scienziati e politici – che per uscire dall’incubo del Covid dobbiamo raggiungere l’immunità di gregge. Per farlo – a detta degli esperti – è indispensabile vaccinare almeno il 60% della popolazione. Tuttavia, come ha più volte ribadito l’Istituto Superiore della Sanità, nessun vaccino ci mette al riparo dal rischio di infettarci o reinfettarci. I vaccini anti Covid possono impedire alla malattia di evolvere in maniera grave ma non possono impedire al virus di colpirci. Specialmente visto che in Italia circolano diverse varianti verso le quali il farmaco, per ora, sembra non essere efficace. Diversi sono stati i casi di persone risultate positive al Coronavirus anche dopo il vaccino.

Puntare allora sugli anticorpi indotti naturalmente dal virus? Nemmeno questo pare funzionare. Infatti gli anticorpi prodotti dal Covid restano in vita nell’organismo dai 9 ai 10 mesi. Trascorso questo tempo, quindi, il soggetto può reinfettarsi. A rivelarlo uno studio condotto dall’Università di Padova e dall’Imperial College di Londra. Capofila della ricerca il professor Andrea Crisanti, microbiologo dell’Ateneo di Padova. Sono state esaminate 3200 persone nel comune veneto di Vo’Euganeo dove Crisanti ha operato, soprattutto, durante la prima ondata di Covid. I cittadini si sono sottoposti volontariamente a tampone e test sierologico. Lo studio è ancora in fase embrionale e sarebbe azzardato voler trarre già ora troppe conclusioni ma promette bene.

Infatti il professor Crisanti ha dichiarato: “Non posso dire ancora nulla di più perché lo studio è sotto embargo, stiamo attendendo la valutazione del comitato scientifico della rivista ‘Nature'”. La valutazione degli esperti di Nature arriverà tra un paio di settimane circa ma ci vorrà almeno un mese e mezzo per rendere pubblici i risultati della ricerca. Di sicuro questo lavoro potrebbe dare nuove e preziose informazioni su come combattere il Covid 19. In particolare potrebbe mettere in chiaro, una volta e per tutte, se gli anticorpi delle persone già guarite potrebbero o no essere utili nelle terapie anti Covid nonché se anche i soggetti guariti dal virus necessitano della vaccinazione.

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