Covid, ad un anno dal Lockdown siamo in piena emergenza: oltre 20 mila nuovi casi e 207 vittime

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Ad un anno dal primo lockdown nazionale deciso dall’allora premier Giuseppe Conte torna la paura. E ora Mario Draghi ed il Governo si sono dati pochi giorni per decidere. Intanto il Ministero della Salute e la Protezione Cvilie rendono noti i dati delle ultime 24 ore.

Getty Images/Marco Di Lauro

Il bollettino odierno diramato dal Ministero della Salute registra 20.765 nuovi casi e 207 vittime da Covid-19. Ieri i contagi erano stati 23.641 e 307 le vittime di Covid. Le vittime totali da inizio pandemia sono 99.785. Crescono le terapie intensive di 34 unità, mentre i ricoveri ordinari aumentano di 443.

Sono 271.336 i tamponi molecolari e antigenici effettuati nelle ultime 24 ore, ieri erano stati 355.024. Il tasso di positività è del 7,6%, in aumento di un punto rispetto al 6,6% di ieri.

Ospedali in emergenza, come un anno fa

Siamo tronati in emergenza e ci resteremo per almeno quindi giorni, se va bene. Una situazione simile a quella di un anno fa, quando l’allora premier Conte impose il primo lockdown. Negli ospedali, in particolare, si torna in modalità d’emergenza. Attività ordinarie di nuovo sospese, posti letto riconvertiti per curare il Covid. Tornano all’ordine del giorno i trasferimenti dei pazienti fra gli ospedali. È stata riattivata la Cross: il sistema della Protezione Civile che trasporta i malati da una regione all’altra. Un sistema che era venuto meno dopo la prima ondata ed è stato del tutto accantonato nel corso della seconda ondata. Ma dal 17 febbraio di quest’anno i malati hanno ripreso a viaggiare da una Regione all’altra soprattutto verso Lazio e Puglia. “La pressione è in aumento” fa sapere da Napoli Antonio Postiglione, direttore del Dipartimento per la salute della Campania. E un altro elemento che fa comprendere come siamo vicini ad una svolta ci viene dato da Alessandro Vergallo, presidente dell’Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani. “Avevamo ripreso l’attività chirurgica, sia pur nell’incertezza. Ora tutto si sta fermando di nuovo“. Lui parla da Brescia, non proprio un luogo qualsiasi.

Secondo il monitoraggio di Istituto superiore di sanità e ministero della Salute di venerdì, l’occupazione media delle rianimazioni è passata dal 24% al 26% in una settimana e si avvicina alla soglia di allarme del 30%. L’asticella è già superata in 11 fra Regioni e province autonome, secondo i dati di ieri dell’Agenzia per i servizi sanitari (Agenas): Umbria (59%), Trento (53%), Molise (49%), Abruzzo (41%), Lombardia (40%), Marche (40%), Bolzano (37%), Friuli Venezia Giulia (36%), Emilia Romagna (36%), Toscana (32%) e Piemonte 31%. Anche il tracciamento dei casi perde terreno. Le Asl riescono a ricostruire la catena dei contagi solo nel 28% dei casi. Sugli ospedali, anche la giornata di ieri ha imposto il suo carico: 46 ricoveri in rianimazione in più (sono 2.571) e 327 nei reparti ordinari (sono 20.701). Il 23 febbraio le intensive erano a 2.146 e i reparti normali a 19.570. Le rianimazioni occupate erano 4.068 il 3 aprile 2020 e poche decine in estate. «Rispetto alla seconda ondata, oggi affrontiamo la terza senza aver mai svuotato gli ospedali» spiega dal Mario Negri di Milano Guido Bertolini, responsabile del coordinamento dei pronto soccorso lombardi. «A ottobre partivamo da 30-40 letti di terapia intensiva in Lombardia. Dopo la seconda ondata, non siamo mai scesi sotto ai 350. In più abbiamo molti pazienti non Covid che non potevano rimandare le cure». Rispetto a un anno fa, nota Vergallo, «c’è un deciso allentamento delle regole. La zona rossa di oggi non è confrontabile con la zona rossa della prima ondata. Né possiamo più affidarci alle misure locali o ai colori delle Regioni. Il virus corre ovunque, la saturazione delle terapie intensive è un’ultima spiaggia che non dovremmo mai raggiunge *** re. Pesa dirlo, ma quel che serve è un lockdown nazionale». Anche perché «i contagi in aumento oggi si tradurranno in ulteriori ricoveri nei prossimi giorni». Potrebbero servire un ulteriore taglio delle cure non Covid e il ricorso alle strutture private. Fra gli altri segnali del temporale in arrivo, in Piemonte una circolare della Regione ha già bloccato tutte le cure non classificate come urgenti o come brevi. Alle Scotte di Siena è stata aperta una nuova terapia intensiva, mentre sono state interrotte alcune cure differibili. «Abbiamo però due elementi di vantaggio» secondo Bertolini. «Le misure di contenimento sono state prese abbastanza in tempo. Fra 7 o 10 giorni dovremmo già vedere i primi effetti. E abbiamo già pronti i piani di riconversione dei posti letto. Stiamo mettendo a punto anche un algoritmo per essere più rapidi». Anche in Lombardia è ripreso il trasferimento dei pazienti fra gli ospedali. «Abbiamo portato malati dalle zone più calde, Brescia, Cremona, Mantova, verso quelle più indietro nella curva, anche al Papa Giovanni di Bergamo. Ma ora ci sono segnali di ripresa ovunque. Ospedali tranquilli non se ne trovano» dice ancora Bertolini. Viaggia attorno alla cifra record dei mille ricoveri anche Bologna, zona rossa. Al Sant’Orsola un focolaio ha ridotto l’attività del reparto di chirurgia e trapianti. La Usl di Modena (sempre in zona rossa) ha invitato i cittadini a rivolgersi al pronto soccorso solo in caso di estrema urgenza.

 

 

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