Spesi per le mascherine 1,2 miliardi di euro senza bandi e gare. Interviene la Procura e Draghi deve decidere

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La posizione del Commissario straordinario all’emergenza Coronavirus Domenico Arcuri è in bilico: il suo mandato scade il 30 aprile e la riconferma non è scontata. 

Inchieste, errori e sospetti, ora Arcuri è in bilico. E Draghi riflette
Mario Draghi/Sean Gallupp/Getty Images

Un indagato agli arresti domiciliari, altri quattro colpiti da misure interdittive: è scattata nella serata di ieri l’offensiva della Procura di Roma nei confronti delle persone coinvolte nell’inchiesta per traffico di influenze illecite sulla maxi commessa di mascherine da 1,2 miliardi di euro acquistate a prezzo maggiorato dalla struttura del commissario all’emergenza Domenico Arcuri da tre aziende cinesi. Dei cinque indagati, il gip Paolo Andrea Taviano ha stabilito che gli arresti domiciliari colpissero uno degli intermediari – Jorge Solis – mentre per gli altri quattro indagati – il giornalista Rai Mario Benotti e la moglie Daniela Guarnieri, Andrea Vincenzo Tommasi, e Georges Fares Khouzam – è stato disposto il divieto temporaneo dell’esercizio di attività d’impresa e di ricoprire incarichi o uffici direttivi. Secondo l’ipotesi investigativa della Procura, Benotti, “dopo aver ampiamente lucrato illecitamente per i contratti di fornitura delle mascherine, non pago di quanto sino ad allora ottenuto, aveva intenzione di continuare a proporre ulteriori affari al commissario Arcuri“. Questa una delle valutazioni alla base dell’accelerazione che hanno condotto all’emissione dei provvedimenti, che arrivano a una settimana dai due decreti di sequestro preventivo di somme pari a 70 milioni di euro frutto di un’attività di “mediazione occulta” nei confronti della struttura commissariale.

Il rischio, concreto secondo gli inquirenti, sarebbe stato quello della reiterazione del reato. In una intercettazione, Benotti confida alla moglie di sentirsi frustrato per l’interruzione dei rapporti con Arcuri, che ipotizza essere legata al fatto che il commissario possa aver ricevuto, in forma privata, informazioni su qualcosa “che ci sta per arrivare addosso“. E non più di un paio di giorni fa, ospite della trasmissione Quarta Repubblica, era stato proprio il giornalista a rivelare che dietro l’interruzione dei suoi rapporti con il commissario dal 7 maggio scorso c’era la notizia – rivelatagli proprio da Arcuri – di una possibile inchiesta dei servizi. Un quadro che complica non poco la già difficile posizione di Domenico Arcuri che, nonostante abbia ripetuto in più occasioni che la struttura commissariale sia, nella vicenda, parte lesa, è finito nel mirino di alcune forze politiche entrate nella nuova Maggioranza che sostiene il Governo di Mario Draghi.

E d’altra parte, da quando Giuseppe Conte ha lasciato Palazzo Chigi, il commissario straordinario all’emergenza è sparito dai radar: niente più conferenze stampa, nessuna intervista. Un silenzio che racconta meglio di qualsiasi parola la situazione di incertezza che Arcuri si trova a vivere in queste settimane. Il mandato del Commissario scade il 30 aprile e la riconferma, ad oggi, è tutt’altro che scontata. In questo senso, il fatto che Arcuri sia stato escluso dall’importante incontro che oggi vedrà di fronte il Ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti e il presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi – in cui si parlerà della possibilità di avviare una produzione di vaccino anti-Covid in Italia – rappresenta una scelta che parrebbe dare forza alle istanze di chi – Matteo Salvini in testa – chiede la sua testa dopo i mesi di gestione dell’emergenza ritenuta non all’altezza.

Mario Draghi starebbe riflettendo sul da farsi: 48 ore per fare tutte le valutazioni del caso. Arcuri è in bilico e il presidente del Consiglio intende valutare nelle prossime ore pro e contro di una sua eventuale riconferma e capire, soprattutto, se – al netto di alcuni perdonabili errori – il Commissario sia stato scelto come capro espiatorio e obiettivo del fuoco di fila di chi lo vuole lontano da incarichi importanti o se, al contrario, le tante imperfezioni della sua gestione siano legate ad un’inefficienza di fondo che, nella situazione attuale, sarebbe inaccettabile per Draghi e per il Paese tutto. Al comando di Invitalia – l’Agenzia per lo sviluppo delle imprese che sovvenziona idee e progetti per la reindustrializzazione – dal 2007, Arcuri è riuscito a mantenere il controllo dell’Agenzia sotto 9 Governi diversi: sempre al timone, nonostante gli avvicendamenti a Palazzo Chigi, fino all’incontro con l’ex Premier Conte, che gli affida – oltre alla gestione della pandemia – una lunga serie di altri delicati dossier. Ora però, dopo mesi in cui, data l’emergenza sanitaria, si sono susseguiti gli affidamenti a imprese con “procedura negoziata senza previa comunicazione” – quindi senza bandi, gare; chiamate avvenute su base completamente discrezionale – l’inchiesta della Procura di Roma apre una questione impossibile da sottovalutare: possibile che qualcuno, in questo contesto, abbia provato ad approfittarne?

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