La decisione di mantenere chiusi gli impianti comunicata 4 ore prima della riapertura, dice Luca Zaia

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Fonti ed evidenze: Ansa, Corriere della Sera

La decisione del Ministro della Salute Roberto Speranza, che ieri ha rinviato l’apertura delle piste da sci, ha scatenato polemiche all’interno della nuova Maggioranza di Governo. E il Governatore del Veneto Luca Zaia tuona: “I ristori non bastano, stavolta servono indennizzi“.

Getty Images/John Thys

L’unità nazionale del Governo Draghi è durata pochissimo: giusto il tempo di arrivare al primo, vero provvedimento preso dal nuovo Esecutivo e le differenze tra le forze politiche a sostegno dell’ex Presidente Bce hanno già iniziato a evidenziare quanto i punti di vista all’interno della Maggioranza siano differenti. E’ stata sufficiente l’ordinanza firmata nel tardo pomeriggio di ieri dal Ministro della Salute Roberto Speranza, che rimanda al 5 marzo la riapertura degli impianti sciistici – prevista in alcune Regioni per oggi – a far scattare le polemiche tra i partiti.

Non si può più parlare soltanto di ristori. In questo caso ci vorranno degli indennizzi. Dei riconoscimenti per il danno subito“, dice chiaro e tondo il Presidente del Veneto Luca Zaia, che sabato pomeriggio aveva firmato un’ordinanza per riaprire gli impianti sciistici mercoledì 17 febbraio, a due giorni dal via libera fissato – e fatto saltare ieri – dall’ultimo Dpcm del Governo Conte. A scatenare le polemiche, ancor più della decisione in sé – suggerita, per altro, dal Comitato Tecnico Scientifico – sono le tempistiche: le varianti virali non sono certamente una novità delle ultime ore e anche la loro diffusione in alcune zone del centro Italia era nota da qualche giorno. Perché, allora, la scelta sul rinvio è stata fatta soltanto ieri sera, a poche ore da riaperture per le quali impianti e attività ricettive ad essi collegate si erano, evidentemente, preparate?

Ma lei lo sa che le Regioni che avrebbero riaperto oggi, Lombardia e Piemonte, hanno saputo del nuovo stop quattro ore, dico quattro ore, prima della riapertura possibile degli impianti?“, chiede, polemicamente Zaia – intervistato da Il Corriere della Sera – facendo riferimento a quelle località attrezzate per lo sci in notturna, che avrebbero potuto aprire già alla mezzanotte di oggi. Una decisione che inevitabilmente riguarda – e penalizza – tutto quello che potremmo definire “indotto” del settore sciistico: “Dietro alla montagna invernale ci sono sì gli impianti di risalita, i grossi operatori. Ma c’è anche una nuvola densa di piccole attività, dalla ristorazione ai maestri di sci, che non è codificata ma è imponente. Ci sono gli stagionali… Il danno è colossale“, sottolinea il Governatore, che insiste sulla necessità di un intervento economico, da parte del Governo, più consistente rispetto agli ormai tradizionali ristori: “In questo caso, nella prospettiva di riaprire a breve, gli operatori avevano già battuto le piste e messo le indicazioni, bar, ristoranti e rifugi avevano fatto magazzino, gli stagionali si erano diretti in montagna… A tutte queste persone dici di no il giorno prima? Dopo investimenti particolarmente gravosi, dopo una stagione come quella che è stata? Non ci sono parole per descrivere la rabbia, motivata, dei nostri operatori“, attacca Zaia, che contesta il ritardo nella scelta: “Mi rifiuto di pensare che occorrano i dati del venerdì per decidere che bisogna tenere chiuso il lunedì. Lo dico proprio per il rispetto che porto agli scienziati“, spiega.

Un tema particolarmente sensibile, quello degli impianti sciistici, per Luca Zaia, che sottolinea come il turismo – prima industria del Veneto con 18 miliardi di Pil – rappresenti un settore vitale per tantissime attività. La crisi pandemica ha però complicato dannatamente le cose: “Il Veneto oggi è in ginocchio. Nonostante il blocco dei licenziamenti, ha già perso 65 mila posti di lavoro, di cui 35 mila nel turismo“, fa notare il Presidente della Regione, che se da una parte sottolinea come “la salute viene prima di qualunque altra cosa” e ammette che “per la politica le ultime settimane sono state difficili”, dall’altra ritiene inaccettabile il trattamento subito da operatori turistici che “avevano letto un Dpcm che consentiva di riaprire il 15 febbraio“.

 

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