Avvocati, pusher e imprenditori: altre frodi nell’accesso al Reddito di Cittadinanza

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Fonti ed evidenze: TGCom24, Fanpage

Il Reddito di Cittadinanza dovrebbe aiutare persone in difficoltà economiche: non è stato così a Messina, dove 175 individui hanno percepito illegalmente tale aiuto. 

Getty Images/Guglielmo Mangiapane

La Guardia di Finanza è intervenuta per fermare una truffa che – secondo gli investigatori – varrebbe ben più di un milione di euro a Messina, dove 175 persone sono state arrestate con l’accusa di aver percepito il Reddito di Cittadinanza, il provvedimento di aiuto sociale che dovrebbe salvare dalla povertà gli italiani meno abbienti, in maniera illecita. I numeri registrati dalla Guardia di Finanza sono impressionanti: la cifra precisa che gli accusati avrebbero percepito senza averne diritto ammonta ad un milione e 120.533 euro. I controlli su episodi come questi sono stati intensificati dall’inizio del lockdown, grazie anche al nuovo metodo che gli agenti delle Fiamme Gialle hanno iniziato ad applicare nei loro controlli.

Le persone arrestate per la truffa sul reddito di cittadinanza provengono dai più svariati strati sociali e operavano con diverse professioni, legali o meno: tra i sospetti fermati ci sono avvocati ed imprenditori ma anche artigiani, lavoratori in nero e anche dei pusher. Tra i casi che hanno stupito di più gli agenti che hanno operato il fermo c’è quello di un uomo che percepiva una cifra di oltre 1.700 euro al mese pur non essendo nemmeno residente in Italia da oltre due anni. L’operazione – denominata dai magistrati Festa in Maschera – ha portato anche al sequestro di una parte dei beni incriminati, pari a 200.000 euro tra Messina ed alcuni comuni limitrofi. Adesso, le persone arrestate rischiano pene molto severe e su di loro grava l’accusa di truffa. In Italia sono stati registrati tantissimi casi di persone che si sono finte più povere di quanto non fossero realmente per poter percepire denaro extra tramite il reddito di cittadinanza: una delle indagini più eclatanti è stata condotta nei confronti di alcuni dei responsabili del pestaggio di Colleferro che sui social ostentavano una vita lussuosa pur essendo ufficialmente beneficiari del reddito.

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