Il sì di Salvini manda in crisi Zingaretti che inviterà Draghi a tenerlo fuori dal Governo

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Fonti ed evidenze: Repubblica, Foglio

La decisione della Lega di appoggiare il Governo Draghi complica i piani del PD, nelle cui file cresce il malcontento per un eventuale convivenza con il partito di Matteo Salvini.

PD sospeso tra l'appoggio a Draghi e il no a Salvini
Nicola Zingaretti e Andrea Marcucci/Alberto Pizzoli, Getty Images

Sostenere il Governo Draghi, convincendo il Premier incaricato a rinunciare all’appoggio della Lega. Una missione non semplice, quella che le forze di Centrosinistra si preparano ad affrontare al termine del primo giro di consultazioni condotto dall’ex Presidente della Bce, forte ora di una Maggioranza quasi plebiscitaria in Parlamento. Dopo un breve scetticismo iniziale, praticamente tutte le forze politiche – ad eccezione di Fratelli d’Italia – hanno dichiarato il loro sostegno a Draghi: un mucchio selvaggio che ora, dalle parti del PD, temono possa rivelarsi un boomerang.

La presenza di una forza sovranista come la Lega, ragionano al Nazareno, è incompatibile non solo con il Partito Democratico – che si propone di essere il fulcro della nuova Maggioranza e l’interlocutore di riferimento del Premier – ma anche con l’idea stessa di dar vita ad un Governo politico forte, europeista e capace di durare a lungo nel tempo. Saranno queste, probabilmente, le argomentazioni che il segretario Dem Nicola Zingaretti proporrà a Draghi quando, domani, i due si incontreranno per un nuovo confronto. Garantire un appoggio pieno e leale, chiedendo di rinunciare invece a chi, l’Europa, l’ha sempre usata come riferimento negativo nella propria propaganda politica: “Io non so se la conversione di Salvini sia reale e quanto durerà. Vedremo nella coerenza dei comportamenti e non solo nelle parole“, ragiona Zingaretti. “Quello che so è che il Pd è sempre stato con l’Europa a difesa dei suoi valori, per rinnovarla e per proteggere l’Italia. Per questo, sostenendo il tentativo del professor Draghi, abbiamo ribadito che noi siamo per una netta collocazione europeista“. Con l’appoggio della Lega, ragiona il segretario PD, “Si rischia di portar dentro tali e tante contraddizioni da rendere la navigazione tempestosa e instabile. Il contrario di ciò che serve oggi al Paese“.

La base del partito è in subbuglio: l’eventuale partecipazione di Salvini al nuovo Governo mette in agitazione i circoli e le federazioni Dem, mentre tra i parlamentari la corrente più consistente – Base democratica, quella del renziano Luca Lotti e del Ministro della Difesa uscente Lorenzo Guerini – è convinta che la cosa migliore da fare sia, semplicemente, far finta di niente. L’alternativa sarebbe valutare una serie di possibili contromisure. Tra le quali non rientra – per il momento – l’appoggio esterno. Ma il PD potrebbe pensare di lasciare mano libera a Draghi, insistendo però per un Esecutivo a trazione tecnica e di breve durata, che agisca soltanto sulle questioni prioritarie: crisi sanitaria, campagna vaccinale e Recovery Plan. Per poi tornare al voto.

Questo l’ennesimo dissidio interno che mette in affanno il PD, schiacciato tra l’appoggio a Draghi ad ogni costo e la posizione di chi – soprattutto dall’ala più a Sinistra del Partito – insiste sulla necessità di proporsi come alternativi a Salvini. Su questa linea Gianni Cuperlo: “Penso che se la maggioranza dovesse estendersi alla presenza di forze della Destra sovranista non sarebbe più un esecutivo politico viste le differenze profonde su economia, fisco, accoglienza, diritti umani. Sarebbe un governo di scopo o di emergenza“, dice l’ex Presidente Dem. Di tutt’altro avviso il capogruppo al Senato – di estrazione renziana – Andrea Marcucci: “La nostra posizione è nota. Se la Lega cambia idea, diventa europeista e capisce che ha sbagliato per anni, meglio per tutti“.

Una partita a scacchi in cui le forze politiche si giocano anche molti dei consensi futuri e che è stata aperta dalle mosse di Matteo Renzi: “Le mie ultime due iniziative politiche di un certo spessore, vale a dire quella dell’agosto 2019 nei confronti del senatore Salvini e quella del febbraio 2021 nei confronti del professor Conte, l’ispirazione è stata molto più machiavellica, per tanti motivi evidenti“, commenta, non nascondendo una certa soddisfazione, l’ex sindaco di Firenze.

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