15.204 nuovi casi e 467 morti: ora l’Unione Europea ci chiede un ritorno al lockdown

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Fonti ed evidenze: Ministero della Salute, Ansa, Messaggero

L’Unione Europea, al lavoro sulla nuova mappa del contagio nel Continente, potrebbe classificare come “rosso scuro” ben quattro aree del nostro Paese. E la presidente Ursula Von Der Leyen chiede agli Stati una stretta maggiore.

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Getty Images/STEPHANIE LECOCQ

Il Ministero della Salute informa che i casi totali – attualmente positivi, morti feriti – sono saliti di 15.204 unità e portano il totale a 2.501.147. Nelle ultime ventiquattro ore 467 morti che fanno salire le vittime a 86.889 e 19.172 guariti che raggiungono quota 1.936.289.

I casi attualmente positivi scendono ancora e arrivano a 477.969, -4448 rispetto a ieri. I ricoverati scendono anch’essi a 21.161, -194 mentre nelle terapie intensive gli assistiti sono 2352, -20 da ieri.

Covid: ora l’Europa ci chiede il lockdown

Tre Regioni italiane – Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna e Veneto – rischierebbero, insieme alla Provincia autonoma di Bolzano, di finire tra le aree ritenute più a rischio dall’Unione Europea, che potrebbe deciderle di inserirle nella zona definita con la colorazione “rosso scuro“, che comporta l’obbligo di sottoporsi a test e quarantena per potersi muovere all’interno del territorio dell’Unione. La notizia arriva da una  prima simulazione sui dati raccolti dall’Ecdc e risalenti al 17 gennaio. Se i dati del 17 gennaio verranno confermati queste quattro aree del nostro Paese verrebbero classificate come “rosso scuro”  a causa del superamento del limite oltre il quale l’Unione ha deciso di inserire la nuova colorazione nella quale rientreranno le aree caratterizzate da un numero  di casi superiore a 500  ogni 100 mila abitanti nelle  due settimane precedenti alla rilevazione.

Sulle valutazioni Ue non mancano polemiche e punti di vista divergenti. E’ il caso del Governatore altoatesino Arno Kompatscher, secondo cui “Le valutazioni si basano soprattutto sull’incidenza settimanale senza mettere questo dato in correlazione ai numeri di test effettuati, ovvero il numero test ogni 100mila abitanti“. Una logica sbagliata, secondo Kompatscher, che spiega che “una regione che non effettua test non avrebbe problemi, perché avrebbe un’incidenza di zero“.

La Commissione Ue, nel frattempo, propone che tutti i viaggi non essenziali vengano fortemente scoraggiati dalle autorità nazionali e locali. Una raccomandazione che riguarda in maniera particolare proprio le aree inserite nella zona rosso scuro: chi arriva da quelle aree dovrà essere sottoposto ad un test prima della partenza e ad una quarantena obbligatoria all’arrivo. “Visto che la capacità di test è aumentata, gli Stati dovrebbero usare di più i test pre-partenza anche nelle aree arancioni, rosse o grigie” – ha scritto la Commissione nella sua proposta che aggiorna le regole sui viaggi. Novità anche per chi fa ritorno nel proprio Stato di residenza, con la raccomandazione di mettere in condizione tutti i viaggiatori di poter fare il tampone appena sbarcati nel Paese. E se l’orientamento generale è volto a ridurre il più possibile gli spostamenti, l’Unione fa sapere che regole e le raccomandazioni sopra elencate non dovrebbero applicarsi ai transfrontalieri e a chi, per ragioni di lavoro, attraversi quotidianamente i confini tra due Paesi.

 

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