12.532 nuovi casi e 448 morti: dopo quasi un anno scoperto il vero paziente 1

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Fonti ed evidenze: Ministero della Salute, Ansa, Corriere della Sera

A distanza di un anno dal primo caso di Covid in Italia, è stato individuato il vero “paziente 1”.

covid_paziente_uno 11.01.2021 Leggilo.org
Getty Images/Alain Jocard

I dati del Ministero della Salute in merito alla situazione di oggi ci informano che i casi totali – attualmente positivi, morti e guariti – salgono di 12.532 unità e portano il totale a 2.289.021. Nelle ultime ventiquattro ore 448 morti che fanno salire il totale delle vittime a 79.203. Da ieri 91.656 tamponi.

I casi attualmente positivi scedono a 575.979, -3953 da ieri. I guariti salgono a 1.633.839 registrando un incremento di 16.035 unità. I ricoverati sono 23.603, +176 mentre in terapia intensiva 2642 assistiti, + 27 rispetto a ieri.

Covid: chi è il vero “paziente 1”

A distanza di un anno dalla scoperta del primo caso di Covid in Italia, si è scoperto chi è il vero “paziente uno“. Nulla ha a che vedere con Mattia Maestri, il 38enne di Codogno né con il bambino milanese in cui era stata documentata la presenza del virus già a dicembre 2019. Il paziente uno del Covid sarebbe una donna di 25 anni di Milano a cui – attraverso una biopsia della pelle – fu riscontrata una dermatosi atipica già in data 10 novembre 2019. Pertanto il virus era nel nostro Paese da ben prima di quanto abbiamo pensato fin’ora. La scoperta è stata pubblicata sul British Journal of dermatology dai ricercatori guidati da Raffaele Gianotti, dell’Università Statale di Milano, in collaborazione con lo Ieo e il Centro diagnostico italiano. Il dottor Giannotti ha dichiarato all’Ansa: “Nei nostri lavori già pubblicati su riviste internazionali abbiamo dimostrato che esistono in questa pandemia  casi in cui l’unico segno di infezione da Covid-19 è quello di una patologia cutanea“. E questo è esattamente il caso della 25enne milanese che, oltre alla dermatite e ad un lieve mal di gola, non ha mai presentato altri sintomi riconducibili al Covid 19. Inoltre non era stato appurato se la donna, nel periodo antecedente al disturbo, si fosse recata all’estero Per questa ragione si  era ipotizzato che si trattasse di lupus e si è impiegato tanto tempo a capire che, invece, era proprio lei la “paziente 1”.

Ma la sua biopsia ha mostrato la presenza di sequenze geniche dell’Rna del virus SARSCoV2. E i successivi esami eseguiti a giugno 2020 hanno mostrato la presenza di anticopri . Per il momento questo è il caso documentato a livello scientifico più antico della presenza del Covid in Italia. Tuttavia il dottor  Gianotti non esclude che, continuando a cercare, si possano trovare altri casi risalenti addirittura ad ottobre 2019. Lo studio ha contribuito a mettere in luce che, oltre alla classica febbre, alla tosse e alle alterazioni o perdita di gusto e olfatto, anche certi tipi di dermatosi possono essere sintomi del virus. Il campanello d’allarme di un possibile collegamento tra Covid e rush cutanei era stato lanciato a marzo dal dermatologo dell’ospedale Manzoni di Lecco, il dottor Sebastiano Recalcati. A seguito di studi e approfondimenti è emerso che nel 20% dei casi i pazienti affetti di Covid possono manifestare anche solo rash cutanei che potrebbero simili a varicella, orticaria o vescicole o geloni alle estremità delle dita di mani e piedi. Solitamente in questi casi il virus è in forma lieve e i soggetti non presentano altri sintomi.

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