Vaccinate i detenuti prima di altri, raccomanda la senatrice a vita Liliana Segre

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Fonti ed evidenze: Repubblica, Antigone

La Senatrice a vita Liliana Segre, insieme ai colleghi Loredana De Petris e Gianni Marilotti, chiede al Governo di prendere in considerazione la necessità di far rientrare, tra le categorie cui somministrare il vaccino in modo prioritario, anche i detenuti ed il personale che lavora all’interno delle carceri.

La Senatrice a vita Liliana Segre lancia l'appello: "Vaccinate i detenuti"
Liliana Segre/Giorgio Perottino, Getty Images

La Senatrice a vita Liliana Segre ha firmato un’interrogazione al Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte ed al Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede per chiedere che i detenuti reclusi nelle carceri italiane vengano inseriti tra le categorie da vaccinare con priorità contro il Covid.

Segre è da sempre particolarmente sensibile al tema delle condizioni di reclusione dei detenuti. Lo testimoniano le diverse visite effettuate negli anni presso diversi istituti, in particolare quello di San Vittore a Milano, nel corso delle quali in più di un’occasione ha ricordato con riconoscenza come i detenuti siano stati, durante i rastrellamenti nazisti, gli unici a salutare gli ebrei avviati ai treni per Auschwitz, in un clima di generale caratterizzato da grande indifferenza. Su quei treni, come noto, viaggiò anche la stessa Segre, allora tredicenne, insieme al padre Alberto.

La senatrice nell’interrogazione nota come la vaccinazione sia legittimamente destinata in via preventiva ad una serie di categorie ritenute maggiormente esposte a rischi. Tra queste, è doveroso includere, sottolinea le Senatrice,  le oltre 100 mila persone che “vivono e lavorano nelle carceri italiane“. Detenuti ma anche gli operatori di polizia penitenziaria, il personale socio-sanitario, quello addetto all’amministrazione e quello di direzione.
L’interrogazione, presentata insieme ai Senatori Loredana De Petris e Gianni Marilotti, Segre evidenzia come, in base ai dati forniti dal Ministero della Giustizia, negli istituti penitenziari italiani risultassero a metà dicembre, 1.023 persone contagiate tra i detenuti, “mentre fra il personale amministrativo e gli agenti di polizia penitenziaria risultano  810 e 72 contagiati“. Alla luce di questi dati, si legge ancora nell’interrogazione “Appare evidente come il carcere sia uno dei luoghi in cui sono più alte le possibilità di contagio e diffusione, anche all’esterno, del contagio“. Per questo i tre senatori chiedono che anche i detenuti vengano sottoposti a vaccinazione perchè “lo Stato ha un preciso obbligo di garanzia nei confronti delle persone confinate negli istituti di pena“.
Le condizioni di vita all’interno delle carceri italiane sono proibitive, a maggior ragione in tempi di Covid: la popolazione carceraria è di settemila unità superiore ai posti disponibili negli istituti, circostanza che rende impossibile il distanziamento. Inoltre, la quasi totale mancanza di celle singole rende ancor più complicato l’isolamento di eventuali positivi: il rischio è che si verifichi quanto già avvenuto nelle scorse settimane in Inghilterra, a Kent, dove a partire dalle prigioni si è diffuso il virus mutato.

 

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