Covid, le conseguenze psicologiche stanno facendo più vittime del virus

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Fonti ed evidenze: Ministero della Salute, Repubblica

Il numero di morti legati al Covid è allarmante. Tuttavia non di secondaria importanza i decessi legati alle conseguenze psicologiche della pandemia. Diffuso il nuovo bollettino del Ministero della Salute, contagiosità ancora in ascesa.

coronavirus_conseguenze_psicologiche 21.12.2020 Leggilo.org
Getty Images/ Tiziana Fabi

Coronavirus in Italia: sono 8.913 i nuovi casi nelle ultime 24 ore, su 59.879 tamponi eseguiti secondo il Ministero della Salute. I morti sono 305. Ieri, con 81.285 tamponi, i contagi sono stati 10.407 e le vittime 261. S’incrementa il tasso di positività che sale a 14,88%, in aumento del 2% rispetto al 12,8% di ieri.

Covid, le conseguenze psicologiche

Il numero di morti legate al Coronavirus, da inizio pandemia ad oggi, è allarmante. Soltanto in Italia, tra marzo e maggio, la popolazione è scesa di oltre 250mila unità. Tuttavia, come abbiamo più volte evidenziato, il Covid può fare vittime sia direttamente sia indirettamente. Perché accanto alle persone che muoiono dopo aver contratto l’infezione virale, vi sono i pazienti che a causa del rinvio degli esami diagnostici, muoiono di altre patologie non prese in tempo. Ad esempio in Europa, durante questi mesi, i decessi legati a neoplasie al colon sono aumentate di circa il 12%. Questo in quanto, essendo i reparti ospedalieri interamente dedicati ai pazienti Covid, tutti gli screening sono stati posticipati. Ma un cancro non attende, purtroppo.

E c’è ancora una terza categoria di vittime di cui poco si parla: le vittime psicologiche del Covid. Uno studio dell’Università del Massachusetts ha recentemente messo in luce che  il numero di morti dovuti alle conseguenze psicologiche della pandemia ha superato il numero di coloro che sono morti per il virus. Secondo alcuni studi condotti negli Stati Uniti è emerso che le conseguenze psicologiche più frequenti registrate tra la popolazione sono: un aumento del 400% di crisi d’ansia di cui il 70% tra gli adolescenti; una crescita del 450% di casi di depressione di cui il 38% tra la popolazione adulta e produttiva, legato all’incertezza lavorativa. A queste cifre preoccupanti si deve aggiungere un notevole incremento di abuso di alcool e/o droghe e un aumento dei casi di suicidio o tentato suicidio. Anche in Italia a settembre – senza, dunque tenere conto della seconda ondata con le relative chiusure – si registrava un aumento allarmante di disturbi legati alla salute mentale. Soltanto tra marzo e settembre nel nostro Paese si sono registrati 71 casi di suicidio e 46 tentativi di togliersi la vita. Non tutti i casi, tuttavia, si possono ricondurre a disordini mentali. Alcuni sono anche dovuti alla crisi economica e alla perdita del lavoro.

Purtroppo, gli esperti prevedono che queste situazioni di disagio psicologico e dipendenza non termineranno con la fine della pandemia. Infatti gli studi americani hanno analizzato le conseguenze di altre tragedie – attentati terroristici dell’11 Settembre 2001 a New York o lo Tsunami in Giappone del 2011 – e sono giunti alla conclusione che le alterazioni mentali delle persone sono durate anche per 6-8 anni. Un caso a sé hanno rappresentato i pazienti reumatici no Covid-19, affetti da  malattie infiammatorie articolari. Essi – spiega  il dottor Luis Severino Martin dell’ Ospedale “Paolo Colombo” di Velletri –  hanno dovuto subire un doppio stress: terapeutico e psicologico. Psicologicamente si sono sentiti abbandonati a se stessi o trattati come “pazienti di serie B”. ma anche sotto il profilo terapeutico hanno dovuto subire un danno non indifferente. Non solo le loro prestazioni di cura sono state spostate o annullate, ma anche il  farmaco che erano abituati ad assumere è diventato irreperibile in quanto poteva essere utilizzato anche per trattare i pazienti Covid.

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