Cashback, i soldi sono già finiti: previsti rimborsi medi di 43 euro

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Fonti ed evidenze: Giornale, Sky Tg 24

I fondi stanziati per finanziare il cashback non basteranno per garantire tutti i rimborsi maturati dai partecipanti. Il Governo ha ora tempo fino all’inizio di febbraio per stanziare nuove risorse ed evitare l’ennesima figuraccia di un’iniziativa già caratterizzata da moltissimi problemi. 

Una cosa è certa: per quanto riguarda il cashback di Natale, i conti non tornano. L’operazione, lanciata dal Governo per incentivare gli acquisti con moneta elettronica a ridosso delle festività, ha dovuto affrontare sin dall’esordio una lunga serie di problemi. Ma il peggio pare debba ancora venire. Se infatti le problematiche tecniche riscontrate nell’utilizzo dell’app IO, che avevano rallentato il processo di iscrizione al programma per decine di migliaia di persone si sono alla fine risolte – non senza difficoltà – ora gli iscritti rischiano di ritrovarsi beffati. Il problema, questa volta, non è di natura tecnica, ma economica: i fondi stanziati per finanziare l’iniziativa, infatti, non saranno in alcun modo sufficienti a garantire a tutti i partecipanti i rimborsi maturati secondo le regole del programma.

Il calcolo, in effetti, è piuttosto semplice: il Governo ha messo a disposizione per i rimborsi da cashback un totale di 228 milioni di euro; gli iscritti al programma sono, ad oggi, 5,3 milioni. Provando a dividere la cifra disponibile per il numero di partecipanti, il risultato porta ad un rimborso medio di 43 euro, neanche un terzo del totale cui si dovrebbe poter puntare – 150 euro. Naturalmente, il calcolo rappresenta un valore medio, mentre a determinare l’effettivo importo dei vari rimborsi sarà l’ammontare complessivo delle spese sostenute da ciascun partecipante. Tuttavia, con questi numeri appare molto più che probabile che la coperta, alla fine, si riveli corta.

Ma come si può risolvere un problema di questo genere? In realtà, l’unica soluzione possibile è rappresentata da un nuovo intervento dell’Esecutivo, che modificando il decreto che istituisce il programma cashback povrebbe aumentare i fondi a disposizione dell’iniziativa. Tempo, in teoria, ci sarebbe: i rimborsi, infatti, non saranno erogati prima di febbraio e quindi un ulteriore stanziamento potrebbe anche essere stabilito nelle prime settimane del 2021. In questo senso, il Governo continua a far filtrare grande fiducia ed ottimismo: da Palazzo Chigi tutti garantiscono che alla fine i fondi ci saranno e saranno sufficienti per rimborsare ogni partecipante come previsto dal programma.

Sicuramente, però, l’avvio del cashback non è stato dei migliori. Tante difficoltà, un accesso al programma non semplicissimo – reso ancor più ostico dalla necessità di attivare un’identità digitale SPID, operazione risultata non semplicissima per moltissimi concittadini, soprattutto i più anziani – e, come se non bastasse, una serie di problemi rilevati da parte di chi utilizza alcune carte di debito – per le quali non venivano conteggiate ai fini dei rimborsi le transazioni effettuate con modalità di pagamento contactless. PagoPa, la società pubblica che gestisce il programma e l’App IO, ha già garantito che la problematica sarà risolta ad inizio gennaio attraverso il rilascio di un aggiornamento dell’applicazione. Intanto, però, molti dei partecipanti al programma hanno visto andare in fumo rimborsi che davano per certi e – per ovviare al problema – dovranno completare l’iscrizione attraverso le app o i siti di home banking degli altri operatori abilitati: da Poste a Nexi, passando per Satispay.

Insomma, una partenza tutta in salita per un’operazione che – se non dovesse essere sistemata nei dettagli in tempi brevi – sarà destinata ad attirare su di sé nuove polemiche e contestazioni.

 

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