Firenze, cadaveri fatti a pezzi, parlano i vicini: “Si sentiva un odore tremendo”

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Il giallo di Firenze, dove sono state trovate valigie contenenti resti umani. Parlano i vicini di una di una persona coinvolta nel macabro ritrovamento.

Gli investigatori continuano a lavorare sul giallo di Firenze, un mistero che ruota attorno ad alcune valigie, tutte e quattro ritrovate negli ultimi giorni in un campo – proprietà di un 74enne che non sarebbe per ora coinvolto nelle indagini – non lontano dal carcere di Sollicciano. Secondo gli ultimi dati in possesso degli inquirenti, al centro del mistero ci sarebbe proprio un detenuto della struttura penitenziaria – evaso circa due anni fa durante un periodo di detenzione domiciliare – di nome Taulant Pasho. L’uomo – al momento latitante – è uno dei tre figli di Sheptim e Teuta, la coppia a cui secondo il RIS appartengono i due corpi fatti a pezzi e stipati nelle quattro valigie rinvenute nel terreno adiacente alla superstrada. Ad indirizzare gli investigatori che seguono il giallo di Firenze, un motivo sull’avambraccio dell’uomo, identico ad un tatuaggio di Sheptim. L’uomo era venuto a stare in Italia per un periodo con la moglie, presumibilmente per fare visita a Taulant che nel 2015 stava affrontando un processo per spaccio ma – secondo le ipotesi avanzate dai Carabinieri – sarebbe stato assassinato a coltellate assieme alla sua coniuge, fatto a pezzi e i suoi resti sarebbero rimasti nelle valigie incriminate per almeno un anno, prima che l’assassino se ne sbarazzasse. A comprovare questa teoria, il fatto che la figlia della coppia, Dorina, afferma di non essere mai riuscita a contattare i genitori a partire dal 2 novembre 2015: “I corpi sono saponificati. Significa che è intervenuto un fenomeno trasformativo, quindi un processo che avviene in determinate condizioni climatiche: assenza di ventilazione e conservazione in un luogo umido”, analizza la criminologa Flaminia Bolzan intervistata da Agenzia Italia.

Per questa ragione, gli investigatori sono convinti che la chiave per risolvere il giallo di Firenze sia un’indagine approfondita sulla vita privata del latitante Taulant che non è mai stato ritrovato dopo la sua fuga dagli arresti domiciliari ma che potrebbe trovarsi in Svizzera, a sentire l’Interpol. I militari hanno interrogato alcuni inquilini della palazzina a Scandicci in Via del Pantano, l’ultima residenza nota del ragazzo albanese: “Veniva un odore terribile da quell’appartamento”, ricordano i vicini che dicono anche di aver segnalato più volte il fenomeno presso la ASL locale, come se nell’abitazione ci fossero dei cadaveri nascosti. La segnalazione riportata alle Guardie Zoofile però racconta una storia diversa e risale comunque a dopo la fuga di Taulant: “l’unità abitativa, con garage pertinente, è stata oggetto tra il 2016 ed il 2017 di diverse segnalazioni, da parte di alcuni condomini, di cattivi odori, ricondotti alla presenza di alcuni cani non debitamente curati”, si legge nel rapporto del Nucleo Guardie Zoofile di Firenze. L’ex abitazione di Taulant fu inoltre teatro nel 2016 del sequestro di sei chili di Marjuana. L’ipotesi principale, in base ai dati raccolti, è che Taulant possa essere finito al centro di un grosso debito legato allo spaccio e che a pagarne il prezzo siano stati i suoi genitori. Ai Carabinieri resta da capire chi ha lasciato le valigie in quel campo: “Chi ha gettato le valige potrebbe essere un soggetto che ha conoscenza dei luoghi e che pertanto poteva sapere che quei campi non erano sempre battuti”, conclude Bolzan. Le indagini proseguono.

 

 

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