Hai chiuso la tua attività dopo i Dpcm? Nessuno sconto sul pagamento della Tari

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Fonti ed evidenze: Sole 24 Ore, Rai News

Il Senato ha approvato il Decreto Ristori, senza riuscire ad apportare modifiche al paradosso del pagamento della Tari: tutte le attività – comprese quelle rimaste chiuse a causa del Dpcm – saranno infatti costrette a pagare l’imposta sui rifiuti a tariffa piena. 

Nessuno sconto sul pagamento della Tari
Roberto Gualtieri/Facebook Roberto Gualtieri

Approvato nella notte il Decreto Ristori, che ha superato l’esame del Senato con 154 voti a favore e 122 contrari, anche grazie alla decisione del Governo di porre sul provvedimento – che ora passa all’esame della Camera – la questione di fiducia. Il testo, che raggruppa i quattro decreti omonimi varati dal Consiglio dei Ministri, viene quindi confermato mantenendo l’impostazione generale avuta fin qui, compreso il paradosso legato alla questione della Tari, la tassa sui rifiuti il cui pagamento integrale verrà imposto anche a tutte quelle attività che, nei mesi di novembre e dicembre, sono state costrette a chiudere a causa delle restrizioni contenute nei Dpcm del Governo. Tutti gli esercizi che hanno bloccato le proprie attività, quindi, dovranno pagare la tariffa piena, esattamente come se avessero regolarmente lavorato, fatturato e prodotto a pieno ritmo. Ma c’è di più: qualora le riflessioni dell’Esecutivo su provvedimenti più severi in vista delle feste di Natale dovessero portare all’istituzione di una zona rossa in tutta Italia, il metro adottato per il pagamento della Tari sarebbe lo stesso: prezzo pieno, per tutti.

Un problema che era noto ormai da parecchio tempo, visto che sin dall’inizio di novembre la questione era stata segnalata sia dalla stampa che da alcune iniziative parlamentari, che non hanno però avuto la capacità di risolvere la questione. Erano stati infatti presentati – sia dalla maggioranza che dall’opposizione – una serie di emendamenti che proponevano di permettere ai Comuni degli sconti sui pagamenti. Sconti che sarebbero stati finanziati con l’avanzo di amministrazione o, in mancanza di questo, con i fondi emergenziali previsti per l’anno prossimo. Un’opzione, quest’ultima, bloccata dalla Ragioneria generale, che l’aveva giudicata inapplicabile. Alla fine, però, neanche la prima possibilità prevista – che avrebbe consentito lo sconto sulla Tari per lo meno nei comuni che avessero un po’ di soldi in bilancio – ha superato l’esame delle Commissioni Bilancio e Finanze del Senato.

Ora, visto che l’Esecutivo ha grande fretta di approvare definitivamente il provvedimento e non può permettersi un’approvazione diversa da parte della Camera – che comporterebbe un nuovo passaggio in Senato – nella migliore delle ipotesi eventuali correttivi saranno inseriti soltanto in un nuovo decreto Ristori – il quinto – previsto per l’inizio del nuovo anno e nel quale si conta di inserire risorse per gli enti locali. Il punto, però, è che sarà già troppo tardi. Prevista, invece, per queste attività l’esenzione dal saldo Imu in scadenza oggi, mercoledì 16 dicembre: l’esenzione è garantita per chi si sia trovato in aree inserite in zona rossa a partire dal 3 novembre, indipendentemente dai successivi cambiamenti di colore delle aree.

L’unico intervento che, dal lavoro delle Commissioni, arriva in favore di bar e ristoranti riguarda le esenzioni dal pagamento di Tosap e Cosap – le imposte sull’occupazione di suolo pubblico – volute per favorire la possibilità di garantire il distanziamento sociale. Il valore totale dell’iniziativa è di 82,5 milioni, che verranno distribuiti tra i Comuni interessati attraverso un decreto del Governo.

Novità, infine, anche per quel che riguarda la detassazione delle indennità Covid: secondo un emendamento introdotto venerdì 11 dicembre, infatti, questi aiuti “non concorrono alla formazione del reddito imponibile ai fini delle imposte dirette e del valore della produzione ai fini Irap, e non rilevano ai fini del rapporto sugli interessi passivi”. Insomma, chiunque abbia beneficiato di questi sussidi – derivanti dall’emergenza sanitaria e non già in vigore prima della pandemia – non assisterà ad alcun tipo di ricaduta sul piano fiscale. Discorso che verrò applicato tanto alle imprese quanto ai professionisti.

 

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