Tav, il Parlamento deve approvare spese per 751 milioni di euro. E il Movimento non protesta più

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Fonti ed evidenze: Fanpage, Huffington Post

Nelle prossime settimane il Parlamento sarà chiamato ad approvare lo schema di contratto di programma per la realizzazione del Tav Torino – Lione, storica battaglia del Movimento 5 Stelle. Oggi, però, i tempi delle proteste grilline sembrano un lontano ricordo. 

Potrebbe essere destinata a peggiorare la tensione interna alla Maggioranza. Se un accordo sul Mes rimane un miraggio, per l’Esecutivo si profila l’apertura di un nuovo fronte che potrebbe riservare qualche complicazione inattesa: il Parlamento, infatti, sarà presto chiamato ad esprimersi sulla sottoscrizione da parte del nostro Paese degli accordi per il Tav. Un argomento sul quale, storicamente, la Maggioranza è divisa in due blocchi contrapposti, con Pd ed Italia Viva posizionate sul fronte di chi è favorevole alla grande opera ed il Movimento 5 Stelle tra i contrari. Ma è davvero ancora così?

Cosa prevedono i contratti

La decisione del Parlamento dovrà sancire un impegno definitivo da parte dell’Italia alla realizzazione del collegamento ferroviario ad alta velocità tra Torino e Lione, con la stipula di contratti in vigore fino al 2029 ed il contestuale stanziamento di 751 milioni di euro che saranno impiegati, nel prossimo triennio, per il completamento dell’opera. Il costo complessivo dell’operazione è certificato in 8 miliardi e 300 milioni di euro, ripartiti tra Italia, Francia ed Unione Europea, cui si devono aggiungere almeno altri 309 milioni di euro di costi, interamente a carico dei singoli Stati. In totale, quindi, la spesa che dovrebbe riguardare l’Italia sarà – al netto di eventuali ritardi e lievitazione dei costi – di oltre 3 miliardi di euro.

Ad evidenziarlo è lo stesso documento che il Governo dovrà far passare al vaglio parlamentare, e cioè lo schema di contratto di programma tra il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Ferrovie dello Stato Italiane S.p.A. e Tunnel Euralpin Lyon Turin S.A.S., già fatto pervenire nei giorni scorsi alle commissioni di Camera e Senato.

L’accordo che dovrà avere l’ultimo via libera dal Parlamento prevede una scadenza fissata al 2029  “o comunque fino all’ultima azione volta alla messa in esercizio dell’Opera“. Il testo prevede inoltre che eventuali aggiornamenti ai contratti di programma – “che non comportino modifiche sostanziali e siano sostanzialmente finalizzati al recepimento delle risorse finanziarie recate dalla legge di bilancio o da altri provvedimenti di legge” – possano essere varati direttamente dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che potrà agire con interventi che comportino variazioni di costi fino ad un massimo del 15% della spesa totale senza che si renda necessario un ulteriore parere del parlamento.

La resa del Movimento 5 Stelle

Eppure, nel vortice del dibattito politico – risucchiato tra polemiche sul Dpcm di Natale e frizioni interne alla Maggioranza sul Mes – l’approdo in Parlamento del contratto per il Tav è sostanzialmente passato inosservato. Una circostanza che non sarà probabilmente dispiaciuta al Movimento 5 Stelle. Storicamente contraria alla realizzazione dell’opera, la forza politica fondata da Beppe Grillo non appare più in grado di interrompere un processo che – al contrario – ha preso definitivamente forma proprio nel periodo i cui il Movimento ha raggiunto il Governo del Paese. L’ok ai lavori, infatti, l’Italia lo ha già dato nell’agosto dello scorso anno, quando, in uno degli ultimi, complicatissimi passaggi del primo Governo Conte, il Movimento presentò una mozione contraria alla realizzazione della linea, non trovando però il sostegno degli alleati leghisti, che votarono invece, insieme alle altre forze parlamentari – PD incluso – in favore del Tav. Di lì a poco, l’alleanza giallo-verde si sarebbe sgretolata definitivamente, così come – probabilmente – le velleità anti-Tav del Movimento, che sembrerebbe aver ammainato anche questa sua storica bandiera, dopo i dolorosi passi indietro fatti sul altri temi a vocazione ambientale come il Tap in Puglia ed il Muos in Sicilia.

A poco sono servite le ultime manifestazioni di intemperanza lanciate, a luglio, dai componenti grillini della commissione Trasporti. Prendendo al volo le dichiarazioni di contrarietà al progetto rilasciate al quotidiano La Stampa dal sindaco di Lione Gregory Doucet, i parlamentari 5 Stelle avevano sottolineato come il Movimento abbia “sempre lottato in ogni modo e in ogni sede contro la Torino-Lione, grande opera certificata come obsoleta e inutile anche dalla recente analisi della Corte dei conti europea“. Nel documento veniva inoltre rimarcavano che una linea ferroviaria tra Torino e Lione esista già, e definito “auspicabile” che eventuali investimenti fossero destinati al potenziamento di questa infrastruttura. Ma l’ultima alzata di scudi dei 5 Stelle fu immediatamente bloccata dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Paola De Micheli, che intervenne a sottolineare che i cantieri stavano regolarmente proseguendo nei lavori. In realtà, la resa del Movimento sul Tav, probabilmente, è probabilmente precedente. La stessa assegnazione di un Ministero strategico come quello dei Trasporti ad un’esponente del Partito Democratico, in questo senso, dice molto sul fatto che i piani più alti del Movimento possano aver deciso di gettare la spugna già nell’agosto 2019, con la bocciatura della loro mozione.

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