“Non sappiamo se il vaccino è un rischio per le donne in gravidanza”, dice il responsabile dello Spallanzani

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Fonti ed evidenze: Agi, Corriere della Sera

Il responsabile scientifico dell’Istituto Spallanzani Giuseppe Ippolito prova a fare chiarezza su alcuni dei principali dubbi che riguardano l’imminente arrivo dei vaccini anti-Covid. 

Ippolito: "Chi è già stato positivo non dovrà vaccinarsi"
Giuseppe Ippolito/Facebook Radio Tre Scienza

Mentre la commercializzazione dei vaccini in Europa si avvicina, con il Ministro della Salute Roberto Speranza che nei giorni scorsi ha iniziato a rendere noto il piano del Governo per garantire una efficace distribuzione dei trattamenti, rimangono molte le questioni sulle quali sarà necessario fare chiarezza. A questo proposito ha provato a dare il proprio contributo anche Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell’Istituto Spallanzani, che intervistato ai microfoni di Radio Anch’Io, ha cercato di fare chiarezza riguardo alcuni dei dubbi che riguardano il trattamento.

Prima di tutto lo scienziato ha chiarito un aspetto molto importante, quello relativo alla possibilità di sottoporsi a vaccinazione anche per chi abbia già avuto in passato il Coronavirus. Una necessità che non esiste: “Chi ha già avuto il Covid non si deve vaccinare perché ha degli anticorpi naturali“, ha sottolineato Ippolito, precisando che sarà al contrario molto utile “controllare il livello di anticorpi e quando questi dovessero scendere si può considerare una vaccinazione“.

Interpellato anche sulla questione di un rischio per le donne in gravidanza, Ippolito ha affermato che, allo stato attuale, le informazioni a disposizione non chiariscono la situazione, visto che non risultano, ad oggi, studi effettuati ad hoc sulle donne in attesa di bambini. In generale, il direttore scientifico dello Spallanzani ha spiegato che, considerando il vaccino anti-Covid come quello contro l’influenza, non dovrebbero presentarsi problemi di sorta. Ma questo tipo di valutazioni potranno essere effettuate più avanti, con più dati a disposizione, dal momento che, come ricorda lo stesso Ippolito, “non mi pare che le gravide rientrino al momento in un criterio di priorità“.

Infine, allo scienziato è stato domandato anche di commentare le dichiarazioni di alcuni illustri colleghi – tra i quali l’accademico Roberto Battiston – che hanno recentemente sostenuto che la migliore strategia contro il Covid sarebbe quella di sottoporre a vaccinazione prima i ragazzi in età compresa tra i 15 ed i 20 anni che rappresenterebbero, secondo alcuni studi, una “sorgente” di contagi. Dal canto suo, Ippolito ritiene più utile mantenere lo schema adottato, fin qui, dalla grande maggioranza di Governi, oltre che dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, basato su un meccanismo che proceda alla vaccinazione partendo dai soggetti considerati più a rischio, per poi allargare la platea di persone sottoposte a profilassi. Eppure, prosegue Ippolito, l’idea di cercare di bloccare la circolazione del virus vaccinando i giovani, che più facilmente diventano vettori del contagio, sarebbe una buona soluzione “se fossimo in tempo di pace“. Purtroppo, conclude il responsabile scientifico dello Spallanzani “noi siamo in tempo di guerra ed è meglio evitare le morti ed i casi gravi“.

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