Il Ministro Speranza è certo di essere ad un passo dalla vittoria sul virus

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Fonti ed evidenze: Stampa, Corriere della Sera

I dati elaborati nel fine settimana dal Comitato Tecnico Scientifico lasciano intravedere, nonostante prosegua l’emergenza, qualche piccolo segnale incoraggiante, confermato anche dalla fiducia espressa dal Ministro della Salute Roberto Speranza: “Il nostro modello funziona”, afferma. “Le Regioni ci ringrazieranno”.

Speranza: "Le regioni ci ringrazieranno"
Roberto Speranza/ALBERTO PIZZOLI/Getty Images

Per la prima volta dalla fine dell’estate, il Ministro della Salute Roberto Speranza si lascia andare a qualche piccolo, timido, segnale di fiducia. Lo fa nel tardo pomeriggio di domenica, alla fine dell’ennesimo collegamento telefonico di una giornata che – come tutte le altre, in questo periodo – non ha conosciuto momenti di sosta. E’ osservando l’ultimo report fornito al Governo dal Comitato Tecnico Scientifico che Speranza trova qualche elemento di ottimismo. I contagi, purtroppo, continuano ad essere alti, altissimi. Sono tantissimi anche i decessi, e la situazione dei reparti di terapia intensiva – sottoposti ad una sempre più grave pressione – rimane da monitorare costantemente. Eppure, nelle pieghe di quei numeri, il Ministro nota che “i nuovi casi di Coronavirus registrati nello scorso weekend sono gli stessi di quest’ultimo sabato e domenica“. Un dato che conferma, anzi rafforza, una tendenza al rallentamento nell’incremento dei contagi già riscontrata nelle ultime settimane. Non abbastanza per affermare con sicurezza che il contagio si sia fermato, frena Speranza, ma “i primi segnali di stabilizzazione ci sono tutti“. Una buona notizia, finalmente, anche perché rappresenta la conferma, secondo il responsabile della Salute, della “validità della strategia che abbiamo adottato, che alla fine è molto chiara: vogliamo governare la curva, senza arrivare al lockdown totale“.

Una prima, incoraggiante inversione di tendenza, quindi, che spinge Speranza a sottolineare come sia fondamentale non mollare in questo momento. Anzi, i prossimi giorni saranno decisivi: “Ci diranno se la divisione del Paese in tre zone, e il meccanismo sostanzialmente automatico delle restrizioni regione per regione, sta dando i frutti che tutti speriamo“, spiega. Un approccio, quello scelto dal Governo, che ha scatenato fortissime polemiche e dure reazioni da parte di alcuni dei Presidenti di Regione. Ma non solo. Anche all’interno dell’Esecutivo non sono mancate voci di dissenso, così come tra i sindaci e nella comunità scientifica. Speranza però difende e rivendica le scelte fin qui fatte. E’ consapevole che un lockdown totale, come quello imposto in primavera, avrebbe ottenuto risultati più evidenti rispetto al raffreddamento della curva, ma la situazione attuale, sottolinea il Ministro, “è diversa da marzo: allora non avevamo le mascherine, non avevamo le terapie intensive, non avevamo protocolli farmacologici“. Rispetto alla scorsa primavera, quindi, molte cose sono cambiate e – nonostante qualche innegabile e grave ritardo – “non combattiamo a mani nude come sette mesi fa“, spiega.

E’ evidente, tuttavia, che oggi come a marzo il sistema sanitario sia sottoposto ad un livello di pressione  che rischia di diventare ingestibile: sovraffollamento dei reparti, personale allo stremo, impossibilità di prestare le cure dovute ai malati vittime di altre patologie. E poi pronto soccorsi presi d’assalto e posti letto nei reparti di terapia intensiva che già vicini all’esaurimento in diverse Regioni, Piemonte in testa. Anche su questo fronte, però, Speranza intravede segnali incoraggianti: dopo mesi in cui la curva ha mostrato un aumento esponenziale dei ricoveri per i malati più gravi, la media dell’ultima settimana descrive un quadro meno allarmante, in cui la crescita si è assestata intorno ai 100 nuovi casi di ricovero in terapia intensiva. Una tendenza che, se mantenuta su questi livelli anche nei prossimi sette giorni, può lecitamente far credere “che siamo arrivati al cosiddetto ‘plateau‘, che equivale poi a un indice Rt uguale a 1“. Un elemento che, oltre a significare la fine della crescita dei ricoveri in terapia intensiva, permetterebbe di augurarsi che nella settimana ancora successiva l’indice di contagio possa tornare al di sotto di quota 1. “A quel punto i pazienti che escono saranno più di quelli che entrano, e il sistema torna ad essere perfettamente sostenibile“.

“Le Regioni ci ringrazieranno”

Un traguardo ottenuto senza imporre un lockdown nazionale, anche se da mercoledì scorso, quando anche Campania e Toscana sono state inserite in zona rossa, ormai metà dell’Italia è costretta da restrizioni paragonabili a quelle di marzo e aprile. Sono infatti 27 milioni gli italiani che vivono nelle aree ritenute più a rischio, e la gran parte dei Governatori non ha preso bene le decisioni del Governo, recentemente investito anche dal fuoco amico dei Presidenti di Centrosinistra di Campania e Toscana Vincenzo De Luca ed Eugenio Giani. Quest’ultimo, in particolare, accusa l’Esecutivo di fondato le proprie decisioni su dati vecchi, che “non corrispondono alla realtà“. Speranza, però, non ci sta. In Lombardia, spiega, l’indice Rt prima che venisse imposta la zona rossa era fermo a 2, mentre oggi è sceso fino a 1,2. In Campania le immagini del fine settimana hanno mostrato un netto cambiamento tra le strade affollate del sabato e quelle deserte di domenica. Stesso discorso, prosegue Speranza, per la Toscana, e per le altre regioni che erano già in zona rossa. Naturale che ci siano lamentele nell’immediato, ammette il Ministro, ma la prospettiva è che, nel giro di una decina di giorni – se i numeri confermeranno alcune tendenze incoraggianti – in molti “ci ringrazieranno, e diranno ‘avremmo dovuto farlo prima’. Perché il nostro modello funziona“.

Speranza difende a spada tratta anche il sistema che regola – attraverso un meccanismo oggettivo e quasi automatico, basato su parametri predefiniti – i passaggi delle varie Regioni da una zona all’altra. Sbagliano, quindi, quei Governatori che subiscono le decisioni del Governo, vivendole come se fossero delle pagelle sul loro operato. D’altra parte, le decisioni della Cabina di regia derivano esclusivamente dai dati che le stesse Regioni inviano a Roma affinché vengano elaborati dall’Istituto superiore di sanità.

L’unica eccezione, in questa fase di grandissime tensioni tra Governo centrale ed amministrazioni regionali, è stata rappresentata dal Governatore dell’Alto Adige Arno Kompatscher che, dopo aver comunicato dati gravissimi, ha preso consapevolezza della situazione ed ha contattato personalmente Speranza, chiedendo il via libera per proclamare autonomamente la zona rossa. Un atteggiamento di “leale collaborazione tra istituzioni“, sottolinea il Ministro, ben diverso dai comportamenti riottosi di altri Presidenti di Regione, che hanno rinviato per settimane l’assunzione di responsabilità rispetto ai dati sui contagi – che imponevano pesanti restrizioni – per non imporre decisioni impopolari alla popolazione. Cioè, all’elettorato. Speranza, però, sceglie sul tema di mantenere un basso profilo: nonostante in molti sostengano che abbia accettato di fare il lavoro sporco al posto dei Governatori, il Ministro tira dritto: “Io faccio un lavoro nobile, si tratta di salvare la vita di tante persone“.

L’attesa del vaccino

Recentemente ha scatenato grandi entusiasmi la notizia degli importanti passi avanti fatti registrare dalla ricerca sui vaccini, con le prime dosi che dovrebbero essere messe in commercio già a cavallo tra la fine del 2020 e l’inizio del nuovo anno. Speranza predica però calma e cautela. Il vaccino, assicura il Ministro, arriverà. Ma prima di stabilirne con certezza i modi ed i tempi sarà necessario “un passaggio in Parlamento e poi con le Regioni“. Inoltre, specifica, nella prima fase l’Italia potrà contare soltanto su una minima quantità di dosi, tale da poter vaccinare – nella migliore delle ipotesi – 1,7 milioni di persone, quasi completamente appartenenti alla categoria del personale sanitario e delle Rsa. L’auspicio – continua Speranza – è che già tra la terza e la quarta settimana di gennaio si possa finalmente assistere alla prima giornata di vaccinazioni, un “grande evento” anche dal punto di vista simbolico. Tuttavia, conclude il Ministro, è indispensabile che su un argomento tanto importante il Governo dica ai cittadini la verità in modo chiaro e trasparente. E la prima fase, chiarisce Speranza, coinvolgerà un numero ridotto di persone.  “Per le vere vaccinazioni di massa dovremo aspettare il secondo semestre del 2021, non prima“.

“Natale? Discussione lunare”

Infine, Speranza dice la sua anche sul tema che più sta scaldando il dibattito ormai da un paio di settimane: il Natale. Un appuntamento importante per tutti gli italiani, ammette il Ministro, ma al quale mancano ancora quaranta giorni. Un periodo molto lungo, dal punto di vista epidemiologico, in cui si può assistere a sensibili variazioni dell’andamento dei contagi. Ed è a quello che il Ministro dedica la propria attenzione, concentrandosi sui dati, sullo stato di saturazione delle terapie intensive, sul livello dell’indice Rt e – ultimo ma non meno importante – su tutte le altre aree mediche al di là del Covid. “È su questo che ci giochiamo tutto, non sul cenone del 24 dicembre“, conclude Speranza. “Questa, per me, è davvero una discussione lunare. Per questo chiedo a tutti gli italiani di tenere i piedi ben piantati sulla terra“.

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