Coronavirus 39.811 nuovi casi e 425 morti: “Seconda ondata peggiore della prima, per almeno tre motivi”

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Fonti ed evidenze: Ministero della Salute, Corriere della Sera

Il Presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, mette in guardia sul ritorno del Covid: “La seconda ondata è più pericolosa della prima“. 

I dati del Ministero della Salute in merito alla situazione di oggi ci informano che i casi totali – attualmente positivi, morti e guariti – salgono di 39.811 unità e portano il totale a 902.490. Nelle ultime ventiquattro ore 425 morti che portano il numero complessivo delle vittime a 41.063. da ieri sono stati effettuati 231.673 tamponi.

I casi attualmente positivi sono 532.536, + 33.418 rispetto a ieri. I dimessi e i guariti salgono a 328.891 registrando un incremento di 5966 unità. I ricoverati sono 25.109, +1104 mentre nelle terapie intensive 2634 assistiti, +119 rispetto a ieri.

Covid_cartabellotta 07.11.2020 Leggilo.org
Getty Images/Carlos Gil

Coronavirus: la seconda ondata è peggio della prima

Non nasconde la sua preoccupazione il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta. Lo scienziato, nell’analizzare l’andamento della curva epidemiologica di contagi da Covid-19, mette in evidenza una serie di criticità che rendono, a suo giudizio, questa seconda ondata addirittura più pericolosa della prima, affrontata durante la scorsa primavera. Cartabellotta sottolinea come il nostro Paese non sia riuscito a contenere adeguatamente questo ritorno del virus, che pure era stato ampiamente previsto da tutto il mondo scientifico. Secondo il presidente di Gimbe sarebbe mancata quasi completamente la fase di medicina territoriale  che avrebbe dovuto svolgere un lavoro fondamentale nel contenere i contagi, oltre che nel tracciarli. Questo ha fatto sì che la capacità di risposta del servizio sanitario si riducesse in modo sensibile, portando già diverse aree del Paese a trovarsi in gravi difficoltà dal punto di vista ospedaliero.

Lo scienziato, in attesa di valutare quali saranno gli eventuali effetti prodotti dalle misure contenute nel nuovo Dpcm, si dice convinto che la stretta imposta dal Governo sia arrivata in modo tardivo, e che probabilmente – soprattutto in certe aree – sarebbe stato importante agire prima.  A preoccupare il Presidente di Gimbe sono soprattutto tre fattori: prima di tutto, l’estensione del contagio su tutto il territorio nazionale, mentre in occasione della prima ondata il Covid aveva attaccato soprattutto alcune regioni del Nord Italia. Adesso, al contrario, il virus è diffuso ovunque, anche in quelle aree del sul dove i servizi sanitari sono più fragili.  Il secondo elemento negativo, secondo Cartabellotta, è rappresentato dal periodo dell’anno in cui ci troviamo ad affrontare la seconda ondata: siamo all’inizio della stagione fredda e abbiamo davanti a noi ancora 5 mesi di autunno ed inverno, elemento che non potrà far altro che favorire la diffusione del virus. A questo, dice ancora lo scienziato, si aggiunge il fatto che presto i servizi sanitari dovranno affrontare un sovraccarico legato anche all’influenza stagionale.

Infine, conclude Cartabellotta, ci troviamo di fronte ad un personale sanitario in molti casi scoraggiato e spesso sotto pressione. Di certo non hanno aiutato, a giudizio del Presidente di Gimbe, le gravi polemiche che hanno caratterizzato le fasi precedenti al varo del nuovo Dpcm: “Continuiamo ad assistere ad attriti tra governo, regioni ed enti locali“, spiega lo scienziato. Elemento che non permette di  “mettere in atto le misure più adeguate per prevenire e contenere l’ondata di contagi che stiamo affrontando“.

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