Autocertificazioni, divieti e chiusure: Conte e Speranza dividono l’Italia in tre

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Fonti ed evidenze: Corriere della Sera, AdnKronos

Nella serata di ieri sono state ufficializzate dal Premier Giuseppe Conte le tre diverse zone che in base al nuovo Dpcm, a partire da venerdì 6, comporteranno restrizioni diverse sul territorio nazionale. 

Giuseppe Conte, definizione zone nuovo dpcm
Giuseppe Conte/Facebook

Dopo la firma del nuovo Dpcm, arrivata nella tarda serata di martedì, nella giornata di ieri il Governo, attraverso un’ordinanza firmata dal Ministro della Salute Roberto Speranza ha dato il via al meccanismo che garantisce l’entrata in vigore delle nuove misure contenute nel decreto, a partire da domani – venerdì 6 novembre – e fino al 3 dicembre.

L’ordinanza del Ministero della Salute stabilisce che le regioni che, almeno per le prossime due settimane, rientreranno nella “zona rossa” saranno quattro: Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta e Calabria; Sicilia e Puglia compongono invece la “zona arancione“, mentre tutte le altre regioni appartengono alla fascia ritenuta meno a rischio ed identificata come “zona gialla“.

Questa classificazione è avvenuta sulla base del monitoraggio che viene effettuato sull’andamento epidemiologico della pandemia e, più in particolare – ha spiegato ieri sera in conferenza stampa il Premier Giuseppe Conte – dalla valutazione di ben 21 criteri che determinano il grado di rischio di ciascuna area.

Vediamo quindi nel dettaglio quali saranno le novità introdotte dal decreto, zona per zona.

La “zona rossa”

Come detto, le regioni ritenute maggiormente a rischio in questa fase sono Piemonte, Lombardia, Calabria e Valle d’Aosta. In queste aree, le misure adottate saranno davvero molto simili a quelle applicate in occasione del lockdown primaverile. Fermo restando il coprifuoco, che scatta alle ore 22 in tutta Italia, saranno vietati tutti gli spostamenti: non solo in entrata e in uscita dalla regione, ma anche tra comune e comune e all’interno della stessa municipalità – fatti salvi, come sempre, tutti i motivi di necessità, urgenza, salute, lavoro ed istruzione.

Per i negozi al dettaglio è prevista la chiusura e, proprio come da marzo in poi, verrà concesso di rimanere in attività soltanto alle categorie ritenute essenziali: alimentari, farmacie, edicole e tabaccherie, oltre ad una serie di altre attività: dalle librerie agli articoli sportivi, sono molte le tipologie salvate dall’elenco allegato al dpcm.

Scatta invece la chiusura totale per bar, pub, ristoranti, gelaterie e pasticcerie. Tutti luoghi considerati a rischio per le loro caratteristiche di convivialità. Per la ristorazione rimane la possibilità di vendita da asporto fino alle ore 22 e, con consegna a domicilio, senza limitazioni orarie.

Sospese anche tutte le attività sportive, incluse quelle che si svolgono in centri sportivi all’aperto. Sarà tuttavia permesso di uscire di casa per una passeggiata nei pressi della propria abitazione, sempre nel rispetto delle norme di sicurezza che impongono l’utilizzo della mascherina e l’osservanza del distanziamento sociale. Consentite anche le attività sportive individuali: sì quindi alla corsetta quotidiana per i runner o alla pedalata per chi ama uscire in bici.

Per quanto riguarda le scuole, la didattica a distanza si impone per tutte le classi a partire dalla seconda media compresa. Rimane in presenza, invece, l’attività per le scuole dell’infanzia, le elementari e la prima media.

Anche questa volta, come durante il lockdown, per circolare sarà necessario portare con sé un modulo di autodichiarazione, che dovrà essere scaricato e compilato.

La decisione di far rientrare Lombardia e Piemonte in questa area ritenuta ad alto rischio – tra l’altro anticipata già nei giorni scorsi dal viceministro della Salute Pierpaolo Sileri, che aveva segnalato il forte incremento di casi in queste regioni – ha mandato su tutte le furie il Governatore lombardo Attilio Fontana, convinto che non vi sia “una motivazione valida e credibile” per relegare la Lombardia nella fascia di Regioni maggiormente a rischio. Questo, secondo il Presidente “non solo è grave, ma inaccettabile“, e rappresenterebbe “uno schiaffo in faccia alla Lombardia e a tutti i Lombardi“.

La zona arancione

Sono misure meno restrittive quelle pensate per la zona arancione, una fascia intermedia di cui fanno parte Puglia e Sicilia. Qui, come nella zona rossa, saranno vietati gli spostamenti in entrata ed in uscita dalla Regione e quelli da comune a comune – sempre al netto delle necessità di lavoro, salute ed urgenza. A differenza delle aree a più alto rischio, però, sarà consentito muoversi all’interno del comune di residenza, domicilio o abitazione. Qualsiasi spostamento, in ogni caso, rimane sottoposto alla limitazione oraria determinata dal coprifuoco, che scatta alle ore 22.

Chiuse anche qui tutte le attività ritenute più esposte al rischio di creare assembramenti: abbassano quindi le serrande anche in Puglia e Sicilia bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie, mentre continueranno a lavorare le mense ed i servizi di catering. Naturalmente, prevista anche in queste zone la vendita da asporto – sempre fino alle 22 – e con consegna a domicilio.

Qui, per circolare, non sarà necessario avere con sé un’autocertificazione, che si renderà necessaria soltanto a chi – sempre per motivi indifferibili – avesse la necessità di recarsi in una Regione classificata in zona rossa. In quel caso, andrà compilato un modello da mostrare in caso di eventuali controlli.

La zona gialla

E’ la zona più ampia, almeno in questa prima versione del decreto. Ne fanno parte tutte le altre regioni – Abruzzo, Basilicata, Campania, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Marche, Molise, Provincia di Trento e Provincia di Bolzano, Sardegna, Toscana, Umbria, Veneto – ritenute esposte a scenari di rischio minori. In queste aree, vengono applicate soltanto quelle regole nazionali inserite nel Dpcm e valide indistintamente su tutto il territorio.

La circolazione delle persone, quindi, incontra il limite del coprifuoco alle 22. Per spostarsi oltre quell’ora – sempre per ragioni di necessità, urgenza, salute o lavoro – sarà necessario portare con sé il modulo di autocertificazione.

Confermata la chiusura di musei e mostre, già annunciata nei giorni scorsi dal Ministro dei Beni Culturali Dario Franeschini e dal Premier Conte, mentre – per le scuole – è prevista la didattica a distanza  a partire dagli istituti superiori. Elementari e medie, invece, potranno almeno per il momento portare avanti le lezioni in presenza, con l’obbligo per tutti di indossare la mascherina per tutto il tempo in cui ci si trova all’interno degli istituti.

Arriva anche la chiusura per i grandi centri commerciali nei fine settimana, oltre che in tutti i giorni festivi e prefestivi. In queste date potranno rimanere aperte soltanto le attività che vendano generi alimentari, oltre a farmacie, tabaccherie ed edicole.

La capienza massima dei mezzi di trasporto pubblico torna ad essere fissata al 50%, in calo rispetto al precedente limite dell’80%.

Vengono sospese tutte le prove preselettive e scritte relative ai concorsi, pubblici e privati, e all’abilitazione all’esercizio delle professioni. Unica eccezione sarà rappresentata da eventuali bandi relativi all’assunzione di personale medico ed infermieristico.

Stop, infine, anche ai “corner” riservati alle scommesse, alle slot ed in generale al gioco all’interno di bar e tabaccherie.

Al di là delle limitazioni imposte, come sottolineato dallo stesso Conte, rimane per tutti la raccomandazione a muoversi il meno possibile nell’arco di tutta la giornata, e di farlo soltanto per esigenze lavorative, di studio o per motivi di salute.

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