Il porto di Taranto, ceduto per 49 anni alla Turchia. E arriva la Cina a prendersi il resto

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Fonti ed evidenze: Today, Il Corriere di Taranto

Un investimento da più di cento milioni che, a detta dei suoi promotori, aumenterà i posti di lavoro disponibili presso il porto di Taranto.

Conte Jinping GETTY 14 ottobre 2020

Il porto di Taranto, uno dei più importanti approdi di tutto il Mar Mediterraneo non solo per il nostro paese, potrebbe passare sotto il controllo di diverse società cinesi: e non si tratta solo di speculazioni perchè –  riferisce Today – alcune aziende del colosso asiatico hanno già nelle loro mani gran parte degli investimenti riguardanti la struttura. Tutto ha avuto inizio lo scorso anno quando la gestione del terminal per i container – importante snodo per lo scambio di merci nel Mediterraneo – è stato affidato ad una compagnia turca che lo gestirà per i prossimi 49 anni, ovvero la Yilport. Tale impresa è associata alla Cosco, un’azienda di stato cinese.

Ora, una seconda compagnia proveniente dall’immensa nazione asiatica sta trattando l’acquisto dello yard ex Belelli, uno dei più grandi del porto con una superficie di ben 220.000 metri quadrati: al centro delle trattative si trova la società Ferretti, controllata all’85% dal gruppo industriale cinese Weiuchai Group che ha intenzione di chiudere l’affare il prima possibile. Un investimento decisamente imponente dato che sul tavolo delle trattative ci sono già cento milioni di euro. Sergio Prete, Presidente dell’autorità portuale di Taranto, ha accolto positivamente la notizia: “Si parla della creazione di almeno 400 posti di lavoro in più, solo per cominciare. E’ un’occasione molto ghiotta per il nostro porto”. Sicuramente, in un momento così delicato per l’economia del paese, la creazione di posti di lavoro in più non nuoce a nessuno – stando alle parole di Prete.

Gli investimenti cinesi nel porto di Taranto sono solo gli ultimi di una lunga serie con cui la Cina – riferisce Il Corriere di Taranto – sta cercando di creare rotte commerciali più solide che la connettano all’Europa. Tra i sostenitori di questa manovra c’è Mario Turco, politico pentastellato che spinge per dare seguito all’accordo Belelli-Ferretti. Sul tavolo dell’accordo, ci sono almeno 15 milioni di euro di bonifica dei fondi pubblici.

La questione è però più complessa e non manca chi considera questo investimento cinese nel porto di Taranto un tentativo di controllare quello che è a tutti gli effetti un importantissimo elemento strategico anche al livello militare: Il Copasir – Commissione per la Sicurezza nazionale – ha richiesto un’indagine per chiarire la manovra dal momento che lo yard ex Belelli si trova a poca distanza – ovvero dieci miglia – dai moli da cui partono le navi della Marina Militare impegnate nelle operazioni della NATO: saranno le indagini condotte dalle autorità a stabilire se la manovra commerciale cinese è legittima o rischiosa per la sicurezza nazionale, come teme la Commissione.

Manfredi Falcetta

Fonte: Today, Il Corriere di Taranto

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