La storia di tre ventenni inglesi, arrivati in Italia per un’esperienza professionale e bloccati in quarantena da cinque settimane. 

 

Mentalmente e fisicamente cominciamo a stare molto male, non so quanto possiamo andare avanti“. A dirlo è Quinn Paczesny, ventenne inglese arrivato cinque settimane fa in Italia insieme a due coetanei. Tutti e tre, dopo i tamponi cui sono stati sottoposti a Venezia il 17 agosto scorso e che hanno dato esito positivo, sono bloccati in quarantena, senza la possibilità di fare ritorno nel proprio Paese. Si trovano a Firenze e, a più di un mese dall’inizio del loro isolamento, vogliono tornare a casa. “Amiamo l’Italia, sicuramente torneremo“, dice il ragazzo, che spiega però a Il Corriere della Sera tutta le difficoltà legate alla condizione in cui lui e i suoi amici si trovano. D’altra parte, le regole previste dai protocolli di sicurezza impongono la quarantena fino ad un doppio esito negativo del tampone, creando rallentamenti e criticità nei più vari settori: dalle attività private fino alle scuole. Quinn Pczesny, Rhys James, di 23 anni e Will Castle, di 22, erano arrivati in Italia con l’organizzazione Educo per insegnare l’ Inglese a ragazzi poco più giovani di loro.

La notizia negli ultimi giorni è finita sui quotidiani e sui siti d’informazione britannici, visto che i tre lamentano la completa mancanza di qualsiasi forma di sostegno. Si trovano isolati in stanze singole, senza alcun tipo di contatto con amici o familiari, preoccupati per il protrarsi di questa condizione di isolamento e nutriti con pasti che definiscono “immangiabili e con porzioni assolutamente insufficienti“. “All’inizio pensavamo che la situazione sarebbe durata un paio di settimane e non ci siamo preoccupati. Ma ora siamo qui da più di un mese e non vediamo via d’uscita” – ha spiegato uno dei tre.

L’Italia aveva riaperto le  frontiere ai cittadini britannici lo scorso 3 giugno, con tanto di appello lanciato dal nostro ambasciatore a Londra Raffaele Trombetta che – riporta Il Messaggero – aveva invitato i turisti inglesi a trascorrere le vacanze estive nel nostro Paese. Con il passare dei giorni, crescono nei tre anche le preoccupazioni per il futuro delle rispettive attività. Se Paczesny rischia, in caso di grave ritardo, di perdere il secondo anno di università presso la facoltà di Lincoln, gli amici non se la passano meglio: “Rhys lavora, insegna musica e lingue, deve tornare. Will, invece, fa l’attore a Londra. Qui ci sentiamo prigionieri”. In attesa di ottenere il tanto atteso esito negativo dai tamponi, i tre ragazzi sono stati spostati per ben tre volte da una struttura all’altra. Ora si trovano presso l’EurHotel non lontano dall’aeroporto di Firenze, e attendono di essere sottoposti, nella giornata di domani, al sesto tampone.

Tutti i cinque precedenti hanno dato esito positivo. Eppure, in queste cinque settimane, hanno visto diverse altre persone in condizioni analoghe alle loro lasciare le strutture in cui erano ospitate: “C’è gente che se ne va, li vediamo. Ci è stato detto che per essere trasferiti dobbiamo comunicare un indirizzo in Italia dove proseguire l’isolamento, ma non ce l’abbiamo“. Una versione ben diversa da quella fornita dalle autorità sanitarie toscane, che spiegano come i tre ragazzi possano tornare a casa quando vogliono. Per farlo, dovranno richiederlo ufficialmente attraverso la compilazione di un modulo “come hanno già fatto alcuni cittadini stranieri, francesi e olandesi, che hanno chiesto di essere rimpatriati” – ha sostenuto Renzo Berti, medico e direttore del dipartimento prevenzione Asl Centro. “Ovviamente devono essere rispettate delle norme di sicurezza e il viaggio non può avvenire in modo normale, magari con un volo di linea. Ci sono delle norme da rispettare e il rientro dovrà essere concordato con il Paese d’origine. Ma possono rinunciare in qualsiasi momento all’assistenza gratuita fornita loro gratuitamente dal sistema sanitario italiano solo mettendo una firma” – conclude Berti.

Lorenzo Palmisciano

Fonte: Corriere della Sera, Il Messaggero

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