Come previsto, il 15 ottobre avrà termine il blocco dei pignoramenti indotto dal governo Conte. Ecco le conseguenze.

 

Anche se gli effetti della crisi economica causata dal lockdown per Coronavirus non hanno ancora terminato di manifestarsi, alcuni provvedimenti di emergenza presi dal governo di Giuseppe Conte cesseranno presto di avere valore come il blocco dei pignoramenti che ha come termine ultimo il 15 ottobre. Da quella data, chi non ha ancora pagato le proprie cartelle esattoriali si troverà a fare i conti con il fisco e potrà nuovamente subire l’espropriazione dei beni. Il blocco dei pignoramenti – ricorda Il Sole 24 Ore – era stato prorogato quest’estate fino ad ottobre tramite il Decreto Rilancio per dare un po’ di tregua a tutti quei lavoratori che sono rimasti fermi per mesi, non avendo quindi il denaro necessario per pagare affitti, debiti ed altri impegni fiscali.

L’Agenzia delle Entrate potrà dunque tornare, a partire dalla data indicata nel decreto, ad espropriare determinati beni ai cittadini che non hanno saldato i debiti con il fisco. Tuttavia, è bene ricordare che questi sequestri non possono essere condotti in modo indiscriminato in quanto ci sono dei beni ritenuti essenziali ed esenti da sequestri e che alcune categorie sono più tutelate: innanzitutto, possono essere pignorati i redditi fino ad un massimo del 20% del loro importo – ricorda Il Corriere della Sera – e che in nessun caso, anche per le insolvenze più gravi, lo stato può privare il cittadino di beni fondamentali per la sopravvivenza e per la vita di tutti i giorni: niente pignoramento quindi per strumenti necessari al mantenimento della casa – come lavatrici, lavastovigli e frigoriferi – o indispensabili per la persona inclusi vestiti, biancheria e letti. Sono esclusi da questa categoria però tutti quei mobili con valore artistico o considerati “antiquariato” che hanno un valore più alto: questi ultimi possono essere regolarmente espropriati.

Naturalmente, non possono essere pignorate nemmeno attrezzature fondamentali per la professione del debitore o di importante valore affettivo come una fede nuziale o un oggetto di culto, ad esempio un crocifisso. Il pignoramento può riguardare gli animali di proprietà del debitore soltanto se questi sono allevati per fini commerciali e considerati quindi fonte di reddito. Animali da compagnia o addirittura fondamentali per scopi terapeutici come cani guida o impiegati per la pet therapy non possono essere portati via al cittadino. Per finire, rientrano in una categoria protetta le persone che percepiscono sussidi minimi o che ricevono una pensione: per chi rientrasse in queste categorie, il blocco dei pignoramenti risulta permanente.

Ciononostante, ad essere potenzialmente interessati da una ripresa dei sequstri giudiziari sono centinaia di migliaia di italiani che dopo il lockdown si trovano in condizioni di povertà o difficoltà economica: si stima che – qualora le misure prese dal Governo per arginare la massiccia crisi non dovessero funzionare – la diminuzione di posti di lavoro porterà entro il 2021 due milioni di italiani a perdere il posto. Rimangono per il momento attivi altri ammortizzatori sociali come il blocco mobile dei licenziamenti che terminerà il 31 dicembre – ricorda Fanpage – e che tutela alcune categorie di lavoratori giudicate “a rischio”. Il provvedimento è stato aspramente criticato da alcuni sindacati e considerato mal strutturato: sarà il tempo a rivelare l’efficacia o meno dei provvedimenti presi dal Governo.

Fonte: Il Sole 24 Ore, Il Corriere della Sera

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