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Povertà abolita per 30 detenuti per reati di stampo mafioso e i loro familiari

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:53
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La Guardia di Finanza di Foggia ha denunciato 30 tra detenuti e rispettivi familiari che percepivano indebitamente il Reddito di Cittadinanza.

 

 

Trenta persone denunciate e una somma complessiva di circa 200 mila euro. E’ il risultato delle indagini effettuate dalla Guardia di Finanza di Foggia, che ha così scoperchiato un sistema di malaffare che faceva sì che detenuti e loro familiari  percepissero illecitamente il Reddito di Cittadinanza. A darne notizia è La Gazzetta del Mezzogiorno. Associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, tentato omicidio, rapina, evasione: questi sono alcune delle imputazioni che hanno portato i “furbetti del reddito” in carcere.

Nel dettaglio, tre persone hanno presentato la domanda per beneficiare del sussidio quando addirittura si trovavano già in stato di detenzione, mentre sono 12 le persone che non hanno comunicato di avere avuto problemi con la Giustizia. Ci sono poi sei persone che non hanno segnalato, nella presentazione della domanda, la detenzione di un familiare e otto persone che hanno invece omesso di comunicare l’avvenuto arresto di un familiare. C’è anche il caso di un allontanamento dalla casa di famiglia del componente che aveva diritto alla percezione del sussidio. Tutti hanno quindi continuato tranquillamente a ricevere il reddito di cittadinanza in forma piena. I 30 sono stati immediatamente segnalati all’INPS al fine di interrompere l’erogazione e di procedere, dopo gli ulteriori accertamenti del caso, al recupero delle somme già indebitamente percepite.

Non si tratta, tra l’altro, della prima truffa sul reddito di cittadinanza che si verifica in zona. Come riportato nei mesi scorsi da La Repubblica, infatti, già 16 persone erano state denunciate dalla Guardia di Finanza a Manfredonia dopo che una serie di accertamenti aveva dimostrato che percepivano il sussidio nonostante avessero già un impiego – in alcuni casi con regolare contratto, in altri casi in nero. La misura, tra l’altro, era già finita in più occasioni al centro della polemica politica per alcuni malfunzionamenti nella selezione dei beneficiari. L’ultimo caso in ordine di tempo è quello che riguarda il padre dei fratelli Marco e Gabriele Bianchi, accusati dell’omicidio di Willy Monteiro.

Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno, Repubblica