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«Chiusura delle scuole? Funziona solo se prolungata». Così il Comitato Scientifico convinse Conte

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:32
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Il Ministro della Salute Roberto Speranza autorizza la pubblicazione dei verbali del Comitato Tecnico Scientifico. La “riservatezza” era stata raccomandata dagli esperti per non far arrivare i dati alla stampa.

A febbraio, molto prima quindi del Lockdown che ha chiuso il Paese per due mesi, il Governo Conte aveva già un piano per contrastare l’epidemia da Coronavirus. E questo piano, nonostante la richiesta dei mezzi di comunicazione di renderlo pubblico e le polemiche politiche che ha scatenato, doveva rimanere segreto. È stata la decisione del Governo, che ha voluto così rispettare le raccomandazioni del Comitato Tecnico Scientifico. Il pool di esperti, infatti, il 2 marzo aveva sottolineato, nero su bianco negli atti ufficiali, la assoluta necessità di mantenere riservato il contenuto del documento. A riportarlo il Corriere della Sera. La strategia contenuta nelle direttive è stata poi adottata dal Governo all’inizio di marzo, dopo che il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha dato il via libera. Il tortuoso iter emerge infatti dai primi 95 verbali del Comitato di esperti, pubblicati ieri pomeriggio sul sito della Protezione civile. Documenti che raccontano le decisioni cruciali, i cambi di rotta degli esperti, e gli attriti tra gli scienziati e il commissario straordinario per l’emergenza, Domenico Arcuri, nel primo semestre dell’emergenza sanitaria.

La pubblicazione dei verbali è stata autorizzata pochi giorni fa dal ministro della Salute Roberto Speranza e la previsione è di rendere tutti i documenti consultabili online, passati 45 giorni dalla riunione oggetto di ciascun verbale. In alcuni di essi, riferisce il Fatto Quotidiano, compare la dicitura “informazioni riservate non classificate”, a testimonianza di quanto siano delicati i pareri forniti in questi mesi dal Comitato di esperti. Il tema della riservatezza è infatti un problema che gli scienziati si pongono già il 24 febbraio. In quella data erano già state istituite in Lombardia le prime zone rosse, e la divulgazione dei documenti può essere un problema. Il Governo stava lavorando al “Piano di organizzazione di risposta dell’Italia in caso di epidemia” e i membri del Comitato richiamano alla necessità di decidere il livello di riservatezza che deve essere dedicato al documento. La “massima cautela nella diffusione del documento” che chiedono gli esperti è finalizzata a non far arrivare alla stampa i numeri dell’emergenza.

Il Comitato tecnico scientifico il 4 marzo affronta il problema delle scuole e mette a verbale che “le scelte di chiusura dovrebbero essere proporzionali alla diffusione dell’infezione virale”  puntualizzando che “un’eventuale chiusura delle scuole è stimata essere efficace solo se di durata prolungata”.

 

Fonte: Corriere della Sera, il Fatto Quotidiano