Il Governo non vuole pubblicare i verbali degli esperti nel periodo di Lockdown: ecco perchè

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Mentre continua il dibattito sia nel modo giuridico che politico sulla proroga dello Stato d’Emergenza, il Governo ha fatto ricorso contro la sentenza del Tar che obbliga la pubblicazione dei verbali del Cts prodotti durante il periodo di lockdown. 

La Presidenza del Consiglio fa ricorso contro la sentenza del Tar che obbliga la pubblicazione degli atti del Cts - Leggilo.org

La Presidenze del Consiglio dei Ministri ha annunciato ricorso contro la sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio che, pochi giorni fa, ha sentenziato l’obbligatorietà della pubblicazione dei verbali prodotti dal Comitato Tecnico-Scientifico durante il periodo di lockdown. Come ha spiegato Il Fatto Quotidiano, per il Premier Giuseppe Conte vuole dunque tenere il segreto di Stato sugli atti che, di fatto, stanno alla base delle decisioni del Governo di quei terribili mesi. Dal’annuncio dello Stato d’Emergenza di inizio gennaio alle prime zone rosse della Lombardia – a Codogno e nel lodigiano – sino a gli ultimi Dpcm in materia economica. La Presidenza del Consiglio al momento non ha commentato oltre la decisione, ma ci si aspetta un intervento dello stesso Capo del Governo sul tema nei prossimi giorni. In Senato, nei giorni scorsi durante l’annuncio della proroga dello Stato d’Emergenza sino al 15 ottobre, i partiti dell’opposizione hanno criticato duramente l’Esecutivo, che vorrebbe in tal modo – accusano – emanare diversi Dpcm che vadano di fatto a scavalcare il ruolo del Parlamento.

Come spiega Il Giornale, gli avvocati della Fondazione Einaudi Rocco Mauro Todero, Andrea Pruiti Ciarello e Enzo Palumbo, che hanno portato in Tribunale la Presidenza del Consiglio vincendo al Tar, si sono detti delusi dal ricorso del Premier, dal momento che si parla di atti che sono stati alla base dei Dpcm che hanno limitato i diritti costituzionali di tutti gli italiani. Ha spiegato il legae Ciarello: “I Dpcm nono sono atti sottoposti ad un dogma di fede. Gli italiani hanno diritto di conoscere per potere giudicare chi sta al Governo, altrimenti non si ha rispetto del popolo”. In effetti, l’impossibilità dell’accesso agli atti compromette il giudizio: quegli interventi furono giusti? Ci furono errori da parte del Comitato Tecnico – e conseguentemente dei Dpcm – di cui non siamo a conoscenza? Sono domani a cui si può rispondere soltanto rendendo pubblici i verbali. Sulla stessa lunghezza d’onda il Presidente della Einaudi, Giuseppe Benedetto, che ha anche rivolto un appello al Premier: “Ripensi la sua posizione e faccia un gesto di apprezzabile e intelligente apertura agli italiani”. 

Ci sono diversi provvedimenti che hanno fatto discutere durante il periodo di lockdown. Ad esempio particolare attenzione è stata rivolta alle mancate autopsie ai deceduti per Covid. Una circolare del Ministero della Salute, guidato da Roberto Speranza, pubblicata a maggio e arrivata dopo una consulenza del Comitato Tecnico-Scientifico, dichiarava: “Per l’intero periodo della fase emergenziale non si dovrebbe procedere all’esecuzione di autopsie o riscontri diagnostici nei casi conclamati di Covid-19”. Una posizione criticata anche dagli stessi medici, con il medico legale e ricercatore Pasquale Mario Bacco che ha promesso di non arrendersi: “Parliamo di assassinii di Stato anche dolosi, con dolo eventuale e lo dimostreremo”. Oggi, con i nuovi Dpcm davanti, il Governo vuole mantenere il segreto di Stato, una posizione che può essere evitata anche in vista – nelle più nefaste previsioni – di un nuovo lockdown.

Fonte: Il Fatto Quotidiano, Il Giornale

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