“Una pista ciclabile potrebbe essere il modo migliore per collegare Sicilia e Calabria”

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Il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Paola De Micheli ha annunciato la creazione di una Commissione che dovrà definire lo strumento migliore per collegare la Sicilia alla Calabria. Per Legambiente, qualunque progetto è una “cattedrale nel deserto”.

 

Non si può dire che di una vera e propria polemica si tratti, come dichiara invece il Corriere della Sera. Ma di certo il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Paola De Micheli la sua brutta figura l’ha fatta. In un tweet postato mercoledì sera, l’esponente dem del governo Conte ha voluto rassicurare i suoi followers che il collegamento tra la Sicilia e il continente è, anch’esso, nella fitta agenda del governo. E annuncia di aver istituito una commissione per capire lo strumento migliore per collegare l’isola alla Calabria. Una opera che sia sicura ma anche economicamente sostenibile. E al varo delle proposte ci sarebbe, incredibilmente, una pista ciclabile.

 

Abbiamo istituito una commissione per capire qual è lo strumento migliore per collegare la Sicilia alla Calabria. Per collegarle su ferro, su strada e con una pista ciclabile. L’opera che verrà deve essere sicura ed economicamente sostenibile.

Elettori ma anche dirigenti del PD non hanno aspettato per fare delle controproposte all’altezza. Il deputato del Partito Democratico, Matteo Orfini, si è affidato alla notoriamente avanzata tecnologia della serie tv Star Trek e, con tanto di foto di capitan Spock, ha commentato così il post del ministro: “Si potrebbe provare pure con il teletrasporto”. Il ministro del Sud Giuseppe Provenzano invece ha i piedi per terra, quando parla della “fantasia” che i suoi colleghi di lavoro esercitano a proposito del ponte sullo stretto di Messina. “Ora dopo il ponte ci sarà il tunnel, ci saranno le piste ciclabili e arriverà anche il monopattino. Spero che nessuno proponga la funivia o la catapulta, si augura il ministro. Ironie a parte, la commissione annunciata dal ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture è un segnale che qualche proposta più concreta potrebbe arrivare in tempi relativamente brevi sul collegamento della Sicilia. Il tavolo, informa Fanpage, avrà l’obiettivo di valutare le ipotesi allo studio, a partire dal ponte sullo stretto, per arrivare alla ipotesi avanzata dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, di un tunnel sott’acqua. Le vere ipotesi su cui lavora la neo istituita Commissione – lasciando da parte la pista ciclabile – sono tre: il ponte, il tunnel appoggiato sul fondo del mare e poi il tunnel vero e proprio.

E qualcosa si muove anche nella commissione Affari finanziari della Conferenza delle Regioni che, su proposta di Sicilia e Calabria, ha inserito il progetto del collegamento tra i due territori attraverso un ponte nel Piano straordinario di Infrastrutturazione nazionale. “Finalmente il Ponte sullo Stretto di Messina assume una rilevanza strategica”, ha dichiarato il presidente della Regione Sicilia, Nello Musumeci. Ottimista il presidente della Regione Calabria Jole Santelli, perchè il dibattito parlamentare sulla conversione del ‘Decreto agosto‘ “di fatto, inserisce il Ponte nella programmazione delle opere da finanziare con il Recovery Fund”.

Come c’era da aspettarsi, il ‘recovery fund’ – i miliardi di euro tra prestiti e denaro a fondo perduto che arriveranno dall’Unione europea nei mesi a venire – fa gola. Ma un qualche freno a mano ai facili entusiasmi di Musumeci e Santelli sembra arrivare dal ministro per il Sud, Giuseppe Provenzano. Il ministro del PD, informa Dire, ha dichiarato di non aver “particolari pregiudizi contro il Ponte sullo stretto”, ma sostiene che “al momento dobbiamo guardare alle infrastrutture che servono ora, molte delle quali sono già finanziate e aspettano solo di essere sbloccate”.

Legambiente: ponte o tunnel sono una cattedrale nel deserto

Il riferimento di Provenzano ai possibili “pregiudizi” contro il ponte ha il suo perché. Per Stefano Ciafani, ingegnere ambientale e presidente nazionale di Legambiente, qualunque progetto di infrastruttura che si realizzi per collegare la Sicilia e la Calabria resta una “cattedrale nel deserto”, riporta AGI. Per Ciafani, il problema di fondo è sempre lo stesso, anche se il governo del presidente del Consiglio Giuseppe Conte punta sul tunnel mentre i governi di Silvio Berlusconi puntavano sul ponte. Nulla cambia, il problema è sempre uguale, dice l’ingegnere: “una volta che arrivi a Messina o a Reggio Calabria ti muovi nello stesso paese che c’era tra gli anni ’60 e ’70. Questo Paese, più che di parole, ha bisogno di grande concretezza. È un Paese che non vuole più essere preso per i fondelli“. Così Ciafani ha commentato la proposta avanzata settimane fa dal premier, per realizzare il tunnel, “un miracolo di ingegneria, una struttura leggera ed eco-sostenibile e nel caso anche sottomarina“, aveva detto il premier. L’esperto chiarisce che i progetti “dal punto di vista ingegneristico si possono fare, nonostante i problemi di sismicità di quella zona“. Ma è prima necessario “far muovere i cittadini che vivono in Calabria e in Sicilia in maniera umana poi ragioniamo se c’è bisogno di spendere tutti quei soldi per fare un’opera faraonica che permette di ridurre il tempo di viaggio da 30 a 7 minuti“. Chi conosce le modalità di trasporto di merci e persone in Calabria e in Sicilia, ma in generale in tutte le regioni del Sud, spiega Ciafani, sa che c’è un Paese diviso in due. Nel Centro-Sud ci si muove in maniera ancora preistorica, denuncia: l’Alta Velocità si è fermata a Salerno e si impiegano ancora sette ore per andare in treno da Napoli a Bari.

 

Fonte: Corriere della Sera, Fanpage, AGI, Twitter Paola De Micheli

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