Crisi migranti, Di Maio fa la voce grossa: “Mettiamo fuori uso barchini e gommoni”

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Il Capo della Farnesina Luigi Di Maio mette il punto nell’Esecutivo sulla crisi migratoria che sta colpendo specie la Sicilia. Per Di Maio, i migranti partiti dalla Tunisia vanno rispediti in Patria, ma è necessario un intervento drastico per bloccare le partenze.

Di Maio vuole il pugno duro sull'immigrazione: "Nuovi accordi con Tunisi, serve mettere fuori uso i gommoni" - Leggilo.org

I dati del Ministero della Salute in merito alla situazione di oggi ci informano che i casi attualmente positivi 12.422, +192 rispetto a ieri. nelle ultime ventiquattro ore 9 morti che portano il totale a 35.141. Il numero complessivo dei guariti sale a 199.974 registrando un incremento di 178 unità. I pazienti ricoverati scendono a 716, -32 da ieri e nelle terapie intensive 41 assistiti, – 6 rispetto a ieri. Ad oggi, in Italia, il totale delle persone che ha contratto il virus è 247.537, + 379 rispetto a ieri.

La proposta di Di Maio: “Mettiamo fuori uso i barconi”

L’emergenza sbarchi rischia di amplificare l’emergenza sanitaria. Il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio, che nei giorni scorsi era già intervenuto duramente sulla crisi migratoria in Sicilia esortando il Premier Giuseppe Conte ad un intervento diretto, in una lunga intervista rilasciata a Il Corriere della Sera, ha rincarato la dose, annunciando, tra le altre cose, un nuovo accordo con la Tunisia, Paese dove sembrano essersi spostate le partenze dal nord Africa. L’ex capo politico del Movimento 5 Stelle, ha ribadito che lo Stato africano non è considerato porto non sicuro e che, al momento, restano in vigore i patti stretti negli anni scorsi che prevedono l’immediato rimpatrio per i migranti provenienti dalle coste di Tunisi. Una mossa politica forte dettata anche dalla discesa nei sondaggi dei 5 Stelle: Di Maio vuole occupare il vuoto lasciato sul tema da un Governo ad ormai trazione Partito Democratico, cercando di soffiare un tema tanto caro alla destra dall’interno dell’Esecutivo.

In tale ottica non devono certo sorprendere i toni utilizzati dal politico pomiglianese, che ha parlato della assoluta necessità di: “Sequestrare in loco – in Tunisia – e mettere fuori uso barchini e gommoni, che sono le imbarcazioni che sfuggono ai radar”. La crisi è stata alimentata dall’instabilità politica che regna ormai da diversi mesi a Tunisi, che ha favorito l’alleggerimento del controllo delle coste. Le rotte sembrano essere cambiate, mentre i trafficanti libici hanno cercato nuovi accordi per i loro traffici. Il Ministro ha inoltre ricordato che, anche un eventuale accordo – presto sarà a Tunisi – deve essere appoggiato dall’Unione Europea che deve rispettare i patti sulle ricollocazioni dei migranti. Nei giorni scorsi la Commissione Ue ha ricordato a tutti i Paesi membri che l’Italia non può restare da sola contro questa ondata.

Ma, oltre le parole, restano le limitazioni governative adottate in tempi di Covid da tutti i 27, compresa l’Italia. Di Maio ha assicurato che il Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese e il Ministro della Difesa Lorenzo Guerini, sono al lavoro per fornire una maggiore sicurezza delle coste e delle acque territoriali, impegno che, al momento, non ha prodotto i risultati richiesti. Come aggiunge HuffingtonPost, Di Maio non vuole sentir parlare di approcci diversi alla crisi, lui stesso che ha dapprima sostenuto la linea dei porti chiusi e in un secondo momento appoggiato la richiesta delle modifiche dei Decreti Sicurezza: “Qui non si tratta di avere una linea dura o meno, non c’è e non deve esserci un approccio ideologico al tema, bensì pragmatico e concreto”. Una crisi, ha continuato Di Maio, che ricorda da vicino quella dell’arrivo degli albanesi nel 2000, risolta proprio tramite la cooperazione – e gli investimenti – nel Paesi balcanico. Potrebbe essere questa dunque la soluzione, ma nel frattempo – con un agosto che storicamente è il mese più critico per gli sbarchi – urgono risposte immediate per tutta la popolazione siciliana, ormai allo stremo.

Fonte: Il Corriere della Sera, HuffingtonPost

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