L’eredità della mamma su conti alle Bahamas, perché Fontana è nei guai

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Il governatore lombardo Attilio Fontana è indagato dalla Procura di Milano per frode in pubbliche forniture, nell’inchiesta sulla fornitura da mezzo milione di euro di camici e altri dispositivi di protezione da parte della società Dama spa gestita dal cognato Andrea Dini. Dalle indagini degli inquirenti milanesi, emerge che il governatore avrebbe cercato di rimborsare il parente del mancato introito con fondi presi da un conto in Svizzera.

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250mila euro partiti dai conti svizzeri e destinati alla Dama spa – società gestita dal cognato Andrea Dini e di cui la moglie detiene il 10 per cento delle quote: è per questa intricata vicenda che il governatore della Lombardia Attilio Fontana torna alle cronache, dopo aver passato giorni non facili a causa della pandemia da Covid-19 che ha mandato letteralmente al collasso la Regione. Il bonifico, riporta Il Corriere della Sera, è datato 19 maggio ma è stato bloccato a causa di un alert a causa di un’operazione sospetta che la milanese Unione Fiduciaria ha mandato a Bankitalia in base alle normative antiriciclaggio, con conseguente intervento della Guardia di Finanza. La Procura di Milano ha così aperto un fascicolo che vede indagato il governatore lombardo Attilio Fontana per frode in pubbliche forniture. Ma andiamo con ordine.

Nessuna delibera

Secondo gli inquirenti, quel bonifico sarebbe stato un indennizzo per il cognato in seguito alla decisione di trasformare il contratto di fornitura di camici e materiale sanitario da 513mila euro in donazione, con conseguente mancato profitto per la Dama spa. I 250mila euro, prelevati dal conto svizzero, avrebbero dovuto ripagare il parente dei soldi non arrivati, ma il bonifico non è andato a buon fine. Per questo, sempre secondo gli inquirenti, Dini potrebbe aver deciso di non consegnare gli ultimi 25.000 camici previsti dalla “donazione“, cercando invece di rivenderli. Tuttavia, non c’è ad oggi alcuna traccia, tra i documenti della centrale acquisti regionale Aria spa di Filippo Bongiovanni, di delibera o atto formale con cui la Regione Lombardia avrebbe accettato la trasformazione in “donazione” della fornitura pattuita da 75mila camici. Non si trova proprio perché non è mai esistita, sostengono gli inquirenti. A Dini giunse soltanto, scrive Il Fatto Quotidiano, da Bongiovanni una mail in cui si avvisava della modifica del rapporto commerciale. Nulla di ufficiale.

Ma Andrea Dini – tanto per alimentare i dubbi – non dice di essere il fratello della moglie di Fontana. Si arriva al 10-12 maggio quando in Regione cominciano le fibrillazioni sul potenziale rischio reputazionale insito nel legame tra parentela, fibrillazioni amplificate dalla trasmissione Report che segue il caso, il 15 maggio. Così il 20 maggio, Dini rinuncia via mail ai pagamenti delle fatture dovutegli dalla Regione e cambia in donazione la fornitura, anche se non regala i restanti 25.000 camici ma cerca di rivenderli a una clinica varesina a 3 euro in più l’uno.

5,3 milioni di euro alle Bahamas

Ma ora, ad aggravare la posizione di Attilio Fontana, ci sono anche i conti del Governatore. In particolare, un conto in Svizzera all’Ubs e 5,3 milioni di euro “scudati” da trust alle Bahamas, eredità della madre. Da questo fondo, Fontana avrebbe prelevato i 250mila euro da girare al cognato come risarcimento per la fornitura di camici da 513mila euro alla Regione Lombardia, che era stata trasformata in donazione dopo che un’inchiesta di Report aveva sollevato il conflitto di interessi del governatore. Nel settembre 2015, informa Fanpage, Fontana ha utilizzato la legge sulla “voluntary discosure” per regolarizzare il denaro ricevuto in eredità dalla madre: 5,3 milioni, in precedenza detenuto da due “trust” alle Bahamas costituiti nel 1997 e nel 2005, regolarizzati così da poter essere prelevati. Tutto lecito, almeno da quando l’eredità di famiglia è stata “scudata”. Ma di questi soldi, Fontana non aveva mai parlato.

Le versioni di Fontana

Secondo la tesi di Fontana, il Governatore voleva “donare” camici e altro materiale medico alla Lombardia per un valore di 513mila euro. E per questo decise di “partecipare” al gesto di solidarietà. “Non sapevo nulla della procedura e non sono mai intervenuto in alcun modo”, ha affermato però il 7 giugno, poco prima della trasmissione Report che ha acceso i riflettori sulla faccenda Eppure, proprio il suo assessore Cattaneo, consapevole della parentela e del fatto che potesse apparire inopportuna, avrebbe fatto presente al Governatore la presenza del cognato tra i fornitori emergenziali, senza raccogliere alcuna contrarietà da Fontana che poi, al diffondersi delle prime voci, chiede al cognato di rinunciare all’affare. Così, cerca di poi di risarcirlo.

Il governatore ha cambiato linea più volte. Il 7 giugno dichiarò la sua “totale estraneità alla vicenda“, annunciando querele. A sostenerlo il suo legale, secondo cui Attilio Fontana “non ha avuto alcun ruolo nell’accordo di fornitura dei camici, non c’è alcuna traccia in questo senso e anzi ci sono elementi precisi che escludono un suo ruolo”, ha dichiarato l’avvocato Jacopo Pensa. Oggi, alla notizia che sotto l’occhio degli inquirenti ci sono quei soldi in Svizzera, Fontana ribadisce che non c’è niente di illecito ed assicura onestà su quei conti. C’è chi però ha forti dubbi sull’operato del politico, e in queste ore non sono mancati gli attacchi e le polemiche. “Il Movimento 5 stelle è pronto a presentare la mozione di sfiducia al presidente Fontana”, ha dichiarato il capogruppo del Movimento 5 Stelle al Pirellone, Massimo De Rosa. Intanto, oggi il governatore riferirà in aula al Consiglio regionale, per rispondere alle accuse.

Fonte: Report, Corriere, Il Fatto quotidiano

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