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Resa dei conti nella Maggioranza, Conte finisce sotto il fuoco incrociato di PD e M5S

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:55
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Nervi tesi a Palazzo Chigi, dopo le parole del Segretario Dem. M5S contro pacchetto Ue, mentre Renzi si rafforza in Senato. PD stanco dei tentennamenti del Premier.

Conte pressato dal PD e isolato dal M5S: è resa dei conti nella Maggioranza - Leggilo.org

La Maggioranza del Premier Giuseppe Conte rischia di implodere sotto i colpi ed i movimenti delle sue guerre intestine. Nella serata di ieri l’ex Capo del Governo Matteo Renzi ha portato un altro colpo, con il passaggio del Senatore Vincenzo Carbone da Forza Italia ad Italia Viva. I numeri in Senato dipendono tutto dall’ex Premier e dai suoi uomini. E per Conte non è certo una buona notizia: l’avvocato del popolo è solo. Proprio – paradossalmente – nel momento migliore sul gradimento personale, Conte non è mai stato così lontano dai leader dei partiti che compongono la sua Maggioranza. Se da un lato il Premier dovrà ora sedersi al tavolo con Italia Viva per le far passare le riforme a Palazzo Madama, dall’altro dovrà guardarsi le spalle dall’azione di Movimento 5 Stelle e Partito Democratico, che non aspettano altro che un suo passo falso per dare una spallata decisiva. Nella giornata di ieri, il capo comunicazione di Palazzo Chigi, Rocco Casalino, solcava le Camere con in mano i dati dei sondaggi di gradimento per Conte. Insomma, non sarebbe possibile mandarlo via, gli elettori non ve lo perdoneranno.

Ma a Via del Nazareno orami la pazienza è agli sgoccioli. Come  spiega Il Corriere della Sera, anche il Segretario Dem Nicola Zingaretti, grande difensore del Governo e propositore dell’alleanza sui territori con il M5S, è in sofferenza. Il Governo vivacchia, attende, annuncia, ma non conclude. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata Villa Pamphili: un evento che avrebbe dovuto risolvere i problemi di questo Paese, con idee e programmi adatti al Recovery Plan da portare a Bruxelles, ma che alla fine ha chiuso partorendo l’idea – bocciata non appena varcato il cancello degli Stati Generali – del taglio momentaneo dell’Iva. Ci sono dossier, spiegano dal Pd, che meritano attenzione, e ora. Alitalia, ArcelorMittal, Autostrade: Conte, per paura dello scontro nelle Aule rimanda a data da destinarsi. E poi ci sono i Decreti Sicurezza, il simbolo dell’avvento al Governo del leader della Lega Matteo Salvini, mai toccati, che restano al loro posto difesi dal Movimento 5 Stelle. Come a dire, cosa è cambiato? Zingaretti vuole portare qualcosa a casa. A Settembre ci saranno le regionali e la sperata alleanza giallo-rossa – disastrosa, c’è da dire, in Umbria – non è presente da nessuna parte. Anzi: in Campania lo scontro tra il Governatore Vincenzo De Luca e il M5S ha raggiunto livelli del 2013, mentre in Puglia addirittura i renziani corrono da soli.

Il ragionamento dei Dem è abbastanza semplice: le sfide che attendono questo Governo sono ardue e non sarà possibile andare alla conta, volta dopo volta. I numeri per sopravvivere ci sono, ma governare, quella è un’altra cosa. Non avrebbe senso farsi rosicchiare dal vortice discendente dei grillini. Non a caso, come spiega Il Fatto Quotidiano, Zingaretti, nelle scorse ore ha fissato il suo ultimatum: il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio e soci decidano il da farsi sul Mes in breve. E decidano per il sì a quei 37miliardi di euro (per il bene del Governo, s‘intende). La posizione di Conte è sempre la stessa: si rimanda a settembre. Eppure il Premier dovrebbe aver capito che il mese di agosto è pericoloso (Papeete docet). Negli ultimi giorni è caduto anche un altro grande sponsor dell’Esecutivo, ovvero il Ministro della Cultura Dario Franceschini. L’ex Segretario Dem ha tenuto i fili dei rapporti tra Conte e Zingaretti, nella speranza di portare l’Esecutivo almeno al 2022, anno della nomina del successore del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella (e della tentazione dello stesso Franceschini di provare il colpaccio). La situazione resta dunque agitata, con Conte tentato di far saltare il tavolo e liberarsi dal cappio, dopo il Recovery, chiaramente. E mentre nel M5S cercano di rattoppare i cocci dello scontro tra il fondatore Beppe Grillo e l’ex Deputato Alessandro Di Battista, e nel PD si cerca un modo per far digerire il Mes ai grillini, il Premier va alla conta. Ben sapendo che sono in tanti a sperare nella sua debacle in autunno dinanzi alla crisi economica.

 

Fonte: Il Fatto Quotidiano, Il Corriere della Sera

Il Fatto Quotidiano, Il Corriere della Sera