Home Cronaca Coronavirus, 18 morti nelle ultime 24 ore. Si svuotano le terapie intensive

Coronavirus, 18 morti nelle ultime 24 ore. Si svuotano le terapie intensive

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:00
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Da un sondaggio dell’Università Cattolica di Cremona è emerso che il 41% degli italiani non ha intenzione di fare il vaccino contro il Coronavirus quando uscirà.

italiani no vaccino coronavirus

I dati della Protezione Civile in merito alla situazione di oggi ci informano che i casi attualmente positivi scendono a 19.573, con una decrescita di 1.064 assistiti rispetto a ieri. Nelle ultime ventiquattro ore 18 deceduti che portano il totale a 34.675. Il numero complessivo dei dimessi e guariti sale invece a 184.585, con un incremento di 1.159 persone rispetto a ieri. I ricoverati continuano a scendere e arrivano a quota 1.853, – 185 rispetto a ieri. Nelle terapie intensive 115 pazienti, – 12  rispetto a ieri. Ad oggi, in Italia, il totale delle persone che hanno contratto il virus è di 238.833, +122 rispetto a ieri.

 

Quasi 1 italiano su 2 non intende vaccinarsi

Nonostante la costante decrescita dei casi positivi, sono mesi che non solo i virologi ma anche i politici – come il segretario del Partito Democratico Nicola Zingaretti – ci ripetono che saremo definitivamente fuori dall’incubo del Covid solo quando uscirà un vaccino. La scorsa settimana il Ministro della Salute Roberto Speranza – insieme ai colleghi di Germania, Francia e Olanda – ha anche sottoscritto un accordo con la casa farmaceutica Astrazeneca per la produzione di 400 milioni di dosi entro la fine di quest’anno. Il principale timore, infatti, è che i quantitativi, almeno all’inizio, non siano sufficienti per tutti.

Ma se il Ministro Speranza e il suo consulente, il professor Walter Ricciardi, prospettano lunghe file in attesa del vaccino, potrebbero andare incontro ad un’amara delusione. Infatti – riferisce Il Giorno – dai risultati di un sondaggio online dell’Università Cattolica di Cremona è emerso che ben il 41% degli italiani è propenso a non vaccinarsi. Quasi la metà insomma. Il sondaggio è stato svolto su un campione rappresentativo di 1000 persone.  I più restii sono risultati i soggetti tra i 35 e i 59 anni mentre meno diffidenti gli studenti e i pensionati. Ininfluente la posizione geografica anche se stupisce che nel Nord Ovest – la zona più colpita dal Coronavirus – il 40% delle persone si sia dichiarata dubbiosa circa la possibilità di farsi somministrare il vaccino. Di nessuna rilevanza anche il livello d’istruzione e la professione: a essere contrari – o, quantomeno, dubbiosi – tanto operai quanto imprenditori.

Sembrano invece pesare sulla scelta – precisa la Repubblica  – determinate caratteristiche psicologiche. Come ha spiegato la professoressa Guendalina Graffigna – ordinario di Psicologia e direttore del centro di ricerca della Cattolica – i meno indirizzati verso il vaccino sono i soggetti più fatalisti che non si occupano in modo attivo della propria salute e i più individualisti che avvertono meno il peso della responsabilità sociale. Al contrario chi è abituato a fare controlli, visite e a prendersi cura attivamente di sé e chi avverte il senso di comunità – secondo la psicologa – si è dichiarato propenso a vaccinarsi.

Fonte: Il Giorno, Repubblica, Protezione Civile

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